Il Ministro della Salute ha preannunziato l’invio alle Regioni e ai Comuni di un provvedimento, per un primo esame, che prevede il superamento della contenzione meccanica nell’arco di un triennio seguendo 7 raccomandazioni per cessare una pratica che produce “esiti psicofisici negativi” e può condurre anche al decesso del paziente.

La bozza, contiene al suo interno un documento con le raccomandazioni da seguire per arrivare all’obiettivo di ottenere il “definitivo superamento della contenzione meccanica in tutti luoghi della salute mentale in un triennio”.

Nel testo viene marcatamente evidenziato come nei servizi Dsm la “contenzione è pratica diffusa, a volte routinaria anche se sommersa, e anche se dati recenti non sono disponibili le ultime rilevazioni disponibili evidenziano che l’85% degli SPDC fa ricorso alla contenzione e che questa si accompagna di norma ad altre limitazioni della libertà personale, come la porta chiusa, le perquisizioni e le spoliazioni delle persone al momento del ricovero e perfino dei familiari in visita” .

La contenzione meccanica, in particolare se prolungata, “produce esiti psicofisici negativi: organi e funzioni possono essere danneggiati direttamente dalla pressione o dal mal posizionamento del mezzo di contenzione. In letteratura sono descritte abrasioni della cute, compressione dei nervi, ischemie di arti e organi. Inoltre l’immobilità può produrre tromboembolia polmonare, piaghe da decubito e uretriti per il ricorso all’uso del catetere quando una persona è legata. Gli esiti infausti arrivano fino alla morte”.

Nel documento si discorre, anche, di come gli operatori ricorrano alla contenzione meccanica a causa “dell’aggressività minacciata o agita dal paziente verso se stesso o gli altri”.

Inoltre, di frequente, la giustificazione al contenimento del paziente, si fonda sulla carenza di personale, ma come dichiarato dal Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti “Questa motivazione è fallace”.

Dalle ricerche svolte è emerso che le “variabili che più incidono sul ricorso alla contenzione sono la cultura, l’organizzazione dei servizi, l’atteggiamento degli operatori che rivestono un ruolo decisivo, più della gravità dei pazienti e del loro profilo psicologico”.

Il ministero ha fornito alcune raccomandazioni che dovranno essere adottate dalle Regioni:

– Attivare percorsi di riconoscimento delle pratiche limitative delle libertà personali

– Assumere iniziative per conoscere e monitorare la contenzione meccanica

– Garantire le attività di formazione a tutte le operatrici e gli operatori

– Rispettare i diritti e la dignità delle persone

– Organizzare servizi di salute mentale e di NPIA integrati, inclusivi e radicati nel territorio

– Garantire la qualità dei luoghi di cura e l’attraversabilità dei servizi

– Promuovere il lavoro di equipe e il lavoro in rete

Si auspica che questa sensibile, e importante, iniziativa ministeriale venga favorevolmente accolta e, soprattutto, applicata.

Avv. Emanuela Foligno

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