Sarcoma primario dell’arteria polmonare, donna salvata da tecnica inventata a Pavia

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La Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico “San Matteo” si conferma centro di riferimento nazionale e mondiale per la cura dell’ipertensione polmonare

E’ arrivata in ospedale appena in tempo una 44enne, madre di tre bambini, affetta da un tumore rarissimo, un sarcoma primario dell’arteria polmonare. Ma soprattutto, la donna deve la salvezza a una tecnica chirurgica, detta endoarteriectomia, inventata a Pavia, e praticata, in Italia, solamente presso la Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico “San Matteo” della città lombarda.

Il numero di tali interventi è in aumento. In Italia sono già 4 nel 2016 e 20 dal 2008; tutti realizzati al “San Matteo”, che rappresenta il centro di riferimento nazionale per la cura dell’ipertensione polmonare oltre ad essere uno dei cinque maggiori centri di cura al mondo insieme a Parigi, San Diego, Cambridge e Bad Neuheim.

Quando la donna è giunta al Policlinico di Milano il sangue le arrivava al cuore da un’arteria polmonare solo grazie a una fessura di due millimetri. Trasferita d’urgenza all’I.R.C.C.S di Pavia è stata immediatamente sottoposta ad un intervento chirurgico durato ben nove ore e condotto dal cardiochirurgo Andrea Maria D’Armini, responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale di Chirurgia Trapiantologica Cardiopolmonare e dell’Ipertensione Polmonare del “San Matteo”.

Il sarcoma dell’arteria polmonare – ha spiegato D’Armini in un’intervista a Osservatorio Malattie Rare – è un tumore rarissimo, è difficile da diagnosticare. I pazienti non muoiono per la neoplasia, ma per l’arresto cardiaco portato dall’ostruzione dei vasi. Senza intervento si muore perché il cuore non riesce più a pompare il sangue dei polmoni e non si riesce più a respirare”.

Il cardiochirurgo ha poi illustrato l’intervento effettuato sulla donna milanese, rimarcandone la singolarità. “Per svuotare le arterie polmonari dal tumore il paziente viene messo in circolazione extracorporea, che viene poi interrotta e ripristinata in alternanza per il tempo necessario a ripulire i vasi”. In questo caso, spiega il medico riferendosi alla paziente, “non potevamo farle l’anestesia perché sarebbe andata in arresto cardiaco: quindi prima l’abbiamo attaccata alla circolazione extracorporea da sveglia, poi l’abbiamo sedata e abbiamo cominciato l’intervento. È una cosa che non si fa quasi mai”. La donna ora dovrà affrontare la fase della riabilitazione e successivamente sottoporsi alla terapia oncologica.

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