Non accolte le doglianze di un centauro coinvolto in uno scontro tra moto, relative alla mancata ammissione di consulenza tecnica di ufficio

“La consulenza di parte, ancorché confermata sotto il vincolo del giuramento, costituisce semplice allegazione difensiva di carattere tecnico, priva di autonomo valore probatorio: ne consegue che il giudice di merito, il quale esprima un convincimento ad essa contrario, non è tenuto ad analizzarne e a confutarne il contenuto”. Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza n. 13360/2021 pronunciandosi sul ricorso di un centauro che aveva agito in giudizio nei confronti di un altro utente della strada per vedersi riconoscere il risarcimento dei danni subiti in conseguenza di uno scontro tra moto.

I Giudici del merito infatti, avevano rigettato l’istanza e, in particolare, la Corte di appello aveva rifiutato di procedere all’ammissione delle prove e della consulenza tecnica di ufficio richiesti dall’appellante.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente lamentava, tra gli altri motivi, la nullità della sentenza impugnata per mancanza di qualsiasi esposizione delle ragioni giustificative della mancata ammissione di consulenza tecnica di ufficio, oltre all’omesso esame di un fatto decisivo dedotto in giudizio con riguardo alla necessità (per superare la presunzione di cui all’art. 2054 cod. civ.) di accertamenti tecnici circa la dinamica del fatto, da compiere mediante apposita consulenza tecnica di ufficio.

Gli Ermellini, tuttavia, respingere le argomentazioni proposte, hanno sottolineato che la doglianza relativa alla mancata ammissione della consulenza tecnica di ufficio, sebbene la parte avesse indicato di averla richiesta in sede di appello, cadeva in carenza di specificità, in quanto non risultava se la consulenza tecnica di ufficio fosse stata a sua volta chiesta in primo grado. La difesa del ricorrente si era, infatti, limitata a dedurre di averne fatto richiesta in sede di impugnazione di merito, corroborando detta istanza con la produzione di consulenza tecnica di parte, ma non risultava in alcun modo che l’istanza di ammissione della consulenza tecnica di ufficio, avente ad oggetto la posizione dei veicoli e dei motoveicoli coinvolti nell’incidente, fosse stata ritualmente avanzata dinanzi al Tribunale.

Sul punto la Cassazione ha osservato che la parte che impugna la sentenza di rigetto della propria domanda, preceduta da un’ordinanza istruttoria (immotivata) di rigetto dell’istanza di ammissione di una consulenza tecnica di ufficio ha l’onere di specificare, sotto il profilo del nesso causale in quale modo l’espletamento del detto mezzo avrebbe potuto influire sulla decisione impugnata. Cosa che non risultava dal testo dell’appello proposto avverso la sentenza del Tribunale.

Il Supremo Collegio ha infine rilevato che la Corte territoriale aveva, con motivazione logica ed esaustiva, preso in considerazione la consulenza di parte, disattendendone le conclusioni e in tal modo giustificando, in modo articolato e specifico e in conformità con l’orientamento della giurisprudenza di legittimità, la mancata disposizione consulenza d’ufficio.

La redazione giuridica

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