Respinto il ricorso di un uomo che contestava le modalità di audizione della figlia minore in sede di modifica delle condizioni contenute nella sentenza di separazione personale con la ex moglie

“In tema di separazione personale tra coniugi, ove si assumano provvedimenti in ordine alla convivenza dei figli con uno dei genitori, l’audizione del minore infradodicenne, capace di discernimento, costituisce adempimento previsto a pena di nullità, in relazione al quale incombe sul giudice un obbligo di specifica e circostanziata motivazione – tanto più necessaria quanto più l’età del minore si approssima a quella dei dodici anni, oltre la quale subentra l’obbligo legale dell’ascolto – non solo se ritenga il minore infradodicenne incapace di discernimento ovvero l’esame manifestamente superfluo o in contrasto con l’interesse del minore, ma anche qualora il giudice opti, in luogo dell’ascolto diretto, per un ascolto effettuato nel corso di indagini peritali o demandato ad un esperto al di fuori di detto incarico, atteso che l’ascolto diretto del giudice dà spazio alla partecipazione attiva del minore al procedimento che lo riguarda, mentre la consulenza è indagine che prende in considerazione una serie di fattori quali, in primo luogo, la personalità, la capacità di accudimento e di educazione dei genitori, la relazione in essere con il figlio.”

Lo ha ribadito la Cassazione nell’ordinanza n. 25653/2020 pronunciandosi sul ricorso di un uomo contro la decisione dei Giudici del merito i quali – in sede di modifica delle condizioni contenute nella sentenza di separazione con la ex coniuge, disciplinanti l’affido e la regolamentazione del rapporto con i figli nonché le condizioni economiche della separazione – avevano disposto l’affido della figlia minore ai Servizi sociali disciplinando il diritto di vista paterno ed avevano stabilito assegno di mantenimento per i figli a carico del padre, commisurandolo alle condizioni economiche dei genitori ed al tempo di permanenza presso ciascuno.

Nel rivolgersi ai Giudici della Suprema Corte il ricorrente eccepiva che il Collegio distrettuale non avesse tenuto conto delle critiche svolte in sede di reclamo avverso le modalità di assunzione dell’audizione della minore (all’epoca dodicenne); lamentava, in particolare, che era stata effettuata in primo grado dal Giudice istruttore senza l’ausilio di un soggetto specializzato e con modalità che avevano inficiato l’autenticità e la genuinità delle dichiarazioni, con negative ricadute sui provvedimenti visto che detta audizione era stata assunta come elemento fondamentale per determinare modi e tempi di presenza della figlia presso ciascun genitore, nonostante fosse stato acclarato già nel corso del giudizio di separazione che i figli venivano condizionati dalla madre.

A suo avviso, il Collegio distrettuale, assumendo come elemento fondamentale l’ascolto della minore così esplicato, non aveva garantito il diritto di difesa ed aveva violato il principio del diritto della minore a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori, sancito dall’art. 337 ter, commi 1 e 2 del codice civile.

Gli Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto il motivo di censura manifestamente infondato.

La Cassazione ha infatti chiarito che l’ascolto diretto del minore da parte del giudice, espressamente previsto dall’art. 337 octies c.c., ha la funzione di dare spazio alla partecipazione attiva di questi al procedimento che lo riguarda.

Peraltro, dal Palazzaccio hanno rimarcato  come nel caso di specie, l’ascolto della minore fosse stato seguito anche dall’espletamento di consulenza tecnica e, quindi, fosse stato raccolto l’apporto professionale dell’esperto nella complessa disamina delle conflittuali relazioni familiari in esame, già oggetto di pregresse consulenze nei diversi giudizi che si erano succeduti tra le stesse parti, di cui la Corte di appello aveva dato conto.

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