Presentato il terzo rapporto sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro; quadro aggravato da complessità della gestione della sicurezza dei lavoratori legata alla pandemia

“Nonostante i numerosi sforzi messi in atto, specialmente a livello nazionale abbiamo ancora molta strada da fare ma, in primo luogo, c’è necessità di semplificazione e completamento della disciplina prevenzionistica del Testo Unico Sicurezza. Perché anche laddove le norme esistono, quello che manca è l’effettività delle tutele”. Ad affermarlo è  Zoello Forni, presidente dell’Anmil (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) in occasione della presentazione del terzo Rapporto sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

“Un quadro – ha aggiunto – che si è peraltro aggravato, sul piano prevenzionistico, con le complessità di gestione della sicurezza dei lavoratori legate alla pandemia, mentre sul piano sociale per le difficoltà economiche che non stanno risparmiando mercato del lavoro e imprese, dalle quali tutti i lavoratori, soprattutto i più vulnerabili, ne escono ancor più fragili”.

Stando alla Relazione annuale 2019, pubblicata dall’Inail il 14 luglio 2020, le denunce di infortunio con riferimento all’intero anno precedente hanno registrato, rispetto al 2018, una sostanziale stabilità dei casi in complesso e un calo degli infortuni mortali. Sono state infatti registrate poco meno di 645 mila denunce di infortuni accaduti nel 2019 (lo 0,09% in meno rispetto al 2018). Gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono poco più di 405 mila e 500, di cui circa il 18,6% “fuori dell’azienda” (cioè “con mezzo di trasporto” o “in itinere”). Un aumento ha riguardato proprio gli infortuni in itinere, passati dai 103mila dell’anno precedente agli oltre 105mila del 2019, nonostante siano diminuiti nel complesso quelli verificatisi con mezzo di trasporto.

Per quanto concerne le malattie professionali, le denunce pervenute all’Istituto nel 2019 sono state 61.201, vale a dire 1.743 in più rispetto all’anno precedente. L’aumento, facendo un raffronto per genere, si traduce in 645 casi in più (+4,03%) per le lavoratrici e 1.098 casi in più per i lavoratori (+2,53%).

Quanto alle denunce di irregolarità ravvisate dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro in relazione all’anno 2019, stando a quanto riportato all’interno del ‘Rapporto annuale dell’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, relativo all’anno 2019’, l’azione ispettiva ha riguardato un totale di 142mila aziende, di cui oltre 99mila sono risultate irregolari. Con riferimento esclusivo all’ambito della salute e sicurezza sul lavoro, limitatamente agli ambiti di competenza ex art. 13, d. Lgs. n. 81/2008, 15.859 aziende sono risultate irregolari su 18.446 accertamenti definiti, con un tasso di irregolarità pari all’86% su pratiche concluse nell’anno (+4% rispetto al 2018) e 31.453 violazioni contestate (28.632 penali e 2.821 amministrative).

Altro capitolo, poi, i dati specificamente rivolti alla pandemia da Covid-19. Per quanto riguarda l’Italia, i dati riportati all’interno del sito del Ministero della Salute affermano che, al 26 agosto 2020, siano 260mila i casi totali, con oltre 35mila morti, per lo più concentrati nel Nord della Penisola. Tuttavia, è importante segnalare che nel corso dei mesi estivi, e più precisamente tra la seconda metà di luglio e la fine di agosto, alcune regioni appartenenti al centro e al Sud del Paese hanno raggiunto livelli prima mai toccati: si leggano ad esempio i dati della Puglia, della Sardegna e dello stesso Lazio, aventi fatto registrare incrementi notevoli della diffusione del morbo, nonostante ciò sia avvenuti in forme lievi e per lo più asintomatiche rispetto a quanto verificatosi nei mesi di marzo e aprile.

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