Respinto il ricorso dell’amministratore unico di un’azienda condannato a rimborsare all’Istituto previdenziale la rendita rendita versata a un lavoratore per violazione degli obblighi relativi alla sicurezza nel luogo di lavoro

In relazione al regresso esperito dall’ente previdenziale (“jure proprio”) ai sensi del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, artt. 10 ed 11, tale azione è esperibile non solo nei confronti del datore di lavoro, ma anche verso i soggetti responsabili o corresponsabili dell’infortunio a causa della condotta da essi tenuta in attuazione dei loro compiti di preposizione o di meri addetti all’attività lavorativa, giacché essi, pur essendo estranei al rapporto assicurativo, rappresentano organi o strumenti mediante i quali il datore di lavoro ha violato l’obbligo di garantire la sicurezza nel luogo di lavoro, senza che a ciò sia di ostacolo la possibile affermazione della loro responsabilità solidale atteso che l’art. 2055 c.c. consente la diversità dei rispettivi titoli di responsabilità.

Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza n. 1399/2021 pronunciandosi sul ricorso presentato dall’Amministratore Unico di una Srl, già fallita, condannato in sede di merito a rimborsare all’Inail la somma di Euro 610.601, oltre accessori e spese, pagate a un lavoratore infortunato a titolo di rendita per infortunio sul lavoro per inabilità permanente del 85%.

In particolare, la Corte territoriale riteneva, che la delega di funzioni data dall’amministratore al capo officina dell’azienda non escludesse la responsabilità per omesso controllo e vigilanza sui compiti delegati, atteso in particolare la non rilevante dimensione aziendale.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente lamentava – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione dell’art. 2050 in relazione all’art. 2697 c.c., per avere il Collegio distrettuale applicato a fondamento della responsabilità l’art. 2050 c.c., sebbene l’amministratore unico non fosse il datore di lavoro. Inoltre, eccepiva – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione degli artt. 10 e 11 Testo Unico Infortuni, in relazione agli artt. 2050 e 2043 c.c., nonché art. 24 Cost.

I Giudici Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto infondate le doglianze proposte in quanto basate su un presupposto errato. In materia di sicurezza sul lavoro – hanno specificato dal Palazzaccio – “trova applicazione la nozione di datore di lavoro non in senso lavoristico ma in senso prevenzionale”; tale figura – per espressa definizione normativa della nozione relativa – “comprende non solo il datore di lavoro formale ma proprio la figura dell’amministratore unico, il quale è titolare dei poteri decisionali e di spesa in materia di sicurezza sul lavoro”.

La parte ricorrente era dunque titolare di specifica posizione di garanzia connessa alla funzione di amministratrice della società rispetto alla quale vi era una precisa responsabilità in tema di prevenzione e sorveglianza degli obblighi antinfortunistici, con conseguente responsabilità ex art. 2087 e 2050 c.c.

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