Si aprirà a marzo il processo a carico di due professionisti nell’ambito di un’inchiesta su un caso di sieropositività non riconosciuta

Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Messina ha rinviato a giudizio due medici, un ematologa e un reumatologo, accusati di omicidio colposo in relazione a un caso di sieropositività non riconosciuta. La vittima, 45enne morta nel 2017, aveva contratto l’AIDS dal compagno, che le aveva nascosto di esserne affetto, ma, secondo l’ipotesi accusatoria, i camici bianchi indagati, che seguirono il percorso clinico della paziente, non ne avrebbero riconosciuto inizialmente la patologia, curandola prima per anoressia e poi per leucemia.

La tesi del Pubblico ministero titolare del fascicolo si fonda sulla perizia dei consulenti nominati dal Gip, che hanno esaminato tutta la documentazione clinica della paziente. Per i consulenti, nello specifico, i due medici imputati – come riporta l’Eco del Sud – non potevano non riconoscere i sintomi dell’Aids e avrebbero dovuto chiedere esami specifici.

Invece, la diagnosi di Aids sarebbe giunta troppo tardi per intervenire con cure che, secondo gli esperti, avrebbero con molte probabilità potuto salvare la paziente.

Nel procedimento a carico dei due professionisti, che prenderà il via a marzo del 2021 davanti al Giudice monocratico, sono stati citati come responsabili civili le due  aziende ospedaliere del capoluogo di provincia siciliano che hanno avuto in cura la 45enne. Si sono invece costituiti parte civile i familiari della vittima.

Sulla stessa vicenda è in corso, in parallelo, anche un processo che vede imputato l’ex compagno 56enne della donna, dalla quale la stessa ebbe anche un figlio, accusato di averla consapevolmente contagiata del virus dell’Hiv.

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