Sindrome coronarica acuta non diagnosticata, un medico a giudizio

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sindrome coronarica acuta non diagnosticata

Il decesso, secondo quanto accertato dall’anatomopatologo, sarebbe da attribuire a un “arresto cardiaco per sindrome coronarica acuta non diagnosticata”

Un medico in servizio al Pronto soccorso dell’ospedale di Olbia è stato rinviato a giudizio con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Il professionista era finito sotto inchiesta per la scomparsa di un 75enne, deceduto dopo le dimissioni dal nosocomio isolano nell’estate del 2015. A causare la morte, secondo la perizia medico legale sarebbe stato un “arresto cardiaco per sindrome coronarica acuta non diagnosticata”.

L’uomo, secondo la testimonianza della figlia, aveva accusato un malore nella sua casa di Porto Cervo, nella notte tra il 29 e il 30 giugno. La moglie si era accorta che respirava affannosamente. Era quindi stato portato in ambulanza a Olbia, dove era stato sottoposto agli accertamenti del caso.

I medici avrebbero effettuato il cardiogramma e tutte le analisi del sangue, per due volte.

Il valore della troponina, nel secondo controllo, non sarebbe risultato nella norma. Eppure alle 12.30 del 30 giugno il paziente venne dimesso, salvo accusare un nuovo malore, questa volta fatale, dopo poche ore.

“Non dovevano dimetterlo – afferma la figlia sulle pagine della Prealpina -. Se avessero visto il secondo dato non lo avrebbero mai lasciato andare a casa. Ritirando la cartella clinica di mio padre, un amico medico notò subito l’anomalia di quel valore: da lì la nostra volontà di saperne di più”.

E infatti i familiari si erano rivolti ai carabinieri per sporgere denuncia. Di li l’apertura dell’inchiesta e lo svolgimento dell’esame autoptico sul corpo della vittima. Per l’anatomopatologo, il 75enne sarebbe stato dimesso, “incomprensibilmente”, al momento in cui giunse il risultato del secondo controllo. In tal modo, scrive il consulente nella sua relazione, “la possibilità di sopravvivenza si è ridotta dall’80 al 20 per cento, privando il paziente di maggiore assistenza rianimatoria e ospedaliera”.

Il procedimento si aprirà a marzo 2019 presso il tribunale di Tempio Pausania. Spetterà quindi al Giudice accertare l’eventuale sussistenza di responsabilità medica da parte del professionista indagato.

 

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