In caso di sinistro stradale per dimostrare il danno patrimoniale per la perdita della capacità lavorativa specifica deve sussistere una concreta flessione dei redditi

In caso di atto illecito derivante da sinistro stradale il danneggiato che subisce la perdita della capacità lavorativa specifica ha diritto al ristoro del danno patrimoniale per lucro cessante.

La vicenda è stata trattata dalla Suprema Corte di Cassazione (Sez. III, Sentenza n. 17061 del 11 luglio 2020) la quale ha statuito che: “In tema di risarcimento del danno per la perdita della capacità lavorativa specifica, il danno attuale deve essere tenuto distinto da quello futuro, ben potendo essere liquidato sulla base di quanto risultante dalle ultime dichiarazioni dei redditi prodotte in giudizio”.

La pronunzia trae origine dalla richiesta di risarcimento del danno avanzata da un Medico Odontoiatra vittima di un sinistro stradale che gli aveva procurato esiti invalidanti permanenti incidenti sulla capacità lavorativa specifica.

Il Medico approda in Cassazione lamentando la errata liquidazione del danno patrimoniale da parte del Giudice di merito.

Nello specifico il medico lamenta che quanto riconosciuto dai Giudici di merito a titolo di risarcimento per lucro cessante non teneva in considerazione la effettiva diminuzione dei redditi dimostrata dalle dichiarazioni fiscali prodotte in giudizio.

Gli Ermellini specificano al riguardo che la proiezione futura del lucro cessante e la probabile progressione reddituale invocata dal Medico è stata in realtà correttamente applicata dai Giudici di merito.

Difatti la sentenza impugnata ha correttamente motivato la propria decisione sulla base dell’assenza di elementi obiettivi per stabilire se il reddito del Medico sarebbe, o meno, aumentato.

Viene, invece, ritenuto fondata la doglianza inerente la errata liquidazione del danno attuale da lucro cessante, inerente la perdita patrimoniale subita nel periodo intercorrente tra il sinistro e la pronunzia di merito impugnata.

Specificano gli Ermellini che le dichiarazioni dei redditi prodotte in giudizio non possono concretamente dimostrare un andamento di costante aumento futuro, le stesse hanno portata probatoria idonea e concreta  per quanto riguarda la flessione negativa subita dal reddito e valutata a posteriori per il periodo interessato.

Sul punto l’orientamento consolidato statuisce che il danno già verificatosi deve essere tenuto distinto da quello futuro, e deve essere determinato secondo il criterio della capitalizzazione.

Sulla doglianza inerente il danno morale la Corte dichiara che tale posta risarcitoria è stata correttamente liquidata mediante l’applicazione delle Tabelle milanesi e l’incremento del 20% a titolo di personalizzazione del danno.

La sentenza impugnata viene annullata con rinvio al Giudice di merito che dovrà liquidare il danno patrimoniale effettivamente subito per la concreta flessione del reddito, quale danno attuale esattamente accertabile sulla base delle dichiarazioni dei redditi relative al periodo trascorso che costituiscono il parametro di base per il risarcimento del danno da riduzione della capacità lavorativa specifica; e dovrà determinare in via ipotetica la presumibile flessione reddituale futura.

Avv. Emanuela Foligno

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