Errate le conclusioni del Giudice di merito che aveva ritenuto di applicare in modo automatico la presunzione di concorrente responsabilità nella determinazione dell’evento

In caso di sinistro stradale, l’accertamento della colpa esclusiva di uno dei conducenti libera l’altro dalla presunzione di concorrente responsabilità di cui all’art. 2054 cod. civ., comma 2, nonché dall’onere di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno; la prova liberatoria per il superamento di detta presunzione di colpa non deve necessariamente essere fornita in modo diretto – e cioè dimostrando di non aver arrecato apporto causale alla produzione dell’incidente – ma può anche indirettamente risultare tramite l’accertamento del collegamento eziologico esclusivo dell’evento dannoso con il comportamento dell’altro conducente.

Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza n. 12884/2021 pronunciandosi sul ricorso di una donna che aveva convenuto in giudizio l’impresa assicuratrice, nonché il proprietario e il conducente del veicolo con il quale, mentre era a bordo di una bicicletta elettrica, collideva a causa dell’affermata mancata concessione di precedenza da parte dell’auto, mentre ella aveva già impegnato la rotatoria a un incrocio.

Il Tribunale aveva, sulla base della presunzione di concorrente responsabilità di cui all’art. 2054, comma 2, cod. civ., aveva accolto la domanda disponendo in favore dell’attrice il pagamento di oltre trentottomila euro. La Corte di Appello, adita dalla stessa ciclista, aveva confermato la decisione di primo grado, ugualmente sulla base della presunzione di pari responsabilità di cui all’art. 2054, comma 2, cod. civ.

La Corte territoriale ha infatti escluso la configurabilità della colpa esclusiva del conducente dell’autovettura — cui pure ha riconosciuto una indiscutibile colpa, consistente quanto meno nel mancato rispetto dei segnale di “dare precedenza” — per l’impossibilità di affermare la carenza di colpa della conducente della bicicletta, in relazione al fatto che, anche nell’omissione della precedenza da parte dell’autovettura collidente, non poteva esimersi la danneggiata dal fornire la prova dell’essersi uniformata alle norme sulla circolazione e a quelle di comune prudenza e dal dimostrare di avere fatto tutto il possibile per evitare l’incidente.

Il Giudice di secondo grado aveva, in sostanza, rilevato la prova certa della condotta colposa del conducente dell’autovettura e ritenuto non raggiunta quella sull’eventuale apporto di una potenziale condotta colposa di quello della bicicletta o non raggiungibile quella sulla carenza di colpa da parte di quest’ultima; e, su questa premessa, aveva allora ritenuto impossibile evitare di applicare la presunzione di pari concorso in colpa prevista dal capoverso dell’art.2054 cod. civ. e qualificato uguale l’apporto causale di entrambi alla causazione dell’evento dannoso.

La Suprema Corte, tuttavia, su ricorso dell’attrice, ha tuttavia ritenuto di cassare la decisione del Collegio distrettuale.

La regola di diritto, applicata dalla Corte territoriale, non impone – hanno rilevato dal Palazzaccio – di considerare uguale l’apporto causale colposo di ciascuno dei conducenti dei mezzi coinvolti in uno scontro solo perché non sia stato provato che uno dei due abbia fatto tutto il possibile per evitare il danno, ma consente, invece, che la colpa presunta di uno dei due possa concorrere con quella accertata dall’altro anche con apporto percentuale diverso da quello paritetico. In altri termini, la presunzione di eguale concorso di colpa stabilita dall’art. 2054, comma 2, cod. civ. ha funzione sussidiaria, operando soltanto nel caso in cui le risultanze probatorie non consentono di accertare modo concreto in quale misura la condotta dei due conducenti abbia cagionato l’evento dannoso e di attribuire le effettive responsabilità del sinistro.

Erano dunque errate le conclusioni del Giudice a quo che aveva ritenuto di applicare in modo automatico la presunzione del pari concorso nella determinazione dell’evento, dinanzi alla certezza del ruolo causale della condotta dell’investitore ed all’incertezza di un possibile ruolo di quella della controparte; ed in particolare risultava errata la decisione di non valutare se il ruolo della condotta dell’investitore potesse appunto essere preponderante, se non perfino esclusiva, in relazione alla particolare avvistabilità ed evitabilità del veicolo investito, quali si desumevano dalla congiunta considerazione dalle specifiche circostanze della fattispecie.

“In sostanza – hanno sottolineato gli Ermellini – l’applicazione alla fattispecie della presunzione di cui al capoverso dell’art. 2054 cod. civ. deve definirsi scorretta: da un lato, per la possibilità di ricostruire con chiarezza le condotte di entrambi i conducenti e, di conseguenza, per la normale possibilità di ricostruire l’apporto causale di ognuno; dall’altro lato, per la mancata verifica della esclusività o preponderanza del ruolo causale della condotta dell’investitore alla stregua delle evidenti particolarità della fattispecie”.

“In definitiva -ha aggiunto ancora la Cassazione – la certezza della colpa nella condotta, purché potenzialmente idonea a determinare l’evento, di uno dei conducenti nella causazione di uno scontro tra veicoli libera l’altro conducente dalla presunzione — che mantiene un carattere residuale — della sua concorrente responsabilità di cui all’art. 2054, comma 2, cod. civ. nonché dall’onere di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno; e comunque la certezza delle condotte di entrambi i conducenti non esime il giudice dalla ricostruzione effettiva del concreto apporto causale di ognuna nella determinazione dell’evento, rendendo non corretta l’applicazione della presunzione, che deve mantenere un carattere residuale e cioè limitato all’ipotesi della concreta impossibilità della determinazione dell’incidenza causale delle condotte di tutti i conducenti. Resta peraltro impregiudicato l’esito della rinnovata valutazione, purché appunto in concreto, degli apporti causali delle condotte di entrambi, i conducenti, solo qui evidenziandosi la scorrettezza dell’applicazione per cosi automatica di una presunzione che doveva essere residuale”.

La redazione giuridica

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