Assolto per non aver commesso il fatto l’altro imputato nel processo, il medico di guardia. I due operatori dell’Istituto che ospitava la vittima erano accusati di omessa vigilanza e tardiva attivazione delle ricerche

Il suo corpo senza vita è stato ritrovato all’alba del 20 dicembre 2011, fuori dall’Istituto Santo Stefano di Porta Potenza, in provincia di Macerata. La donna, una disabile 54enne ricoverata da 40 anni presso la struttura di riabilitazione, era morta assiderata.
La tragedia ha portato all’apertura di un’inchiesta della Procura del capoluogo di provincia marchigiano, con l’iscrizione nel registro degli indagati del medico di guardia e dell’unica infermiera in servizio quella sera I due operatori sono successivamente stati rinviati a giudizio con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la paziente sarebbe sparita dal padiglione C dell’Istituto intorno alle 22 del 19 dicembre, ma l’allarme e le successive ricerche sarebbero iniziate, in base all’ipotesi accusatoria, solamente verso la mezzanotte, senza dare esito fino alla mattina successiva, quando venne rinvenuto il cadavere.
Il Pubblico ministero aveva chiesto per i due imputati la condanna a un anno di reclusione. La loro responsabilità sarebbe consistita nella mancata vigilanza della paziente e nella tardiva attivazione delle ricerche. Il Giudice, tuttavia, ha ritenuto di dover condannare solamente l’infermiera, 53enne russa, a cui è stata inflitta la pena di 6 mesi di reclusione.
Assolto invece ‘per non aver commesso il fatto’ il medico di guardia, 60enne originario del luogo La difesa ha infatti dimostrato che il camice bianco era stato avvisato della scomparsa alle 23.30 e aveva dato mandato di cercare la paziente ed eventualmente chiamare i carabinieri. Ma in seguito nessuno gli aveva fatto sapere.
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