Per Anaao Assomed, invece, occorre una riforma vera e organica al modello formativo proposto dalla legge 368

Sono sempre più divise le associazioni di area medica in relazione alla proposta dei parlamentari dem di trasformare il Corso di formazione specifica in Medicina Generale in Scuola di specializzazione universitaria, comprendente anche l’equiparazione della borsa di studio con le altre Scuole di specialità. Dopo le critiche della FNOMCeO, che ha contestato la sbrigatività con cui verrebbe liquidata, inserendola in Legge di Bilancio con un emendamento, “una materia che richiede invece incontri preparatori e valutazioni da parte di tutti gli stakeholder”, alla schiera dei favorevoli, che annovera già tra gli altri i giovani medici e il Sindacato Medici Italiani, si sono aggiunti nelle scorse ore anche Simet e Cgil, Cisl e Uil medici.

Le sigle sindacali fanno sapere di apprezzare il contenuto dell’emendamento alla legge di Bilancio presentato in Commissione alla Camera dei Deputati . “Tale proposta  riprende quanto Cgil Cisl Uil Medici e Simet hanno ipotizzato e proposto già cinque anni fa; riproposto al tavolo tecnico ministeriale per le Scuole Formazione specifica in medicina generale nel 2012, presente la Fnomceo e il Ministero della Salute  e poi sostenuto anche negli ultimi documenti inviati al Ministero”.

I sindacati evidenziano come il riportare le scuole di formazione di medicina generale a corsi di specializzazione universitari ci porti dentro la normativa europea. “Spiace notare che la Fnomceo, che nel 2012, al tavolo tecnico si era fatta garante della difesa di questi ‘formandi’ e della necessità di uniformarli alla Specialistica, oggi, abbia cambiato atteggiamento.

Sulla stessa linea della FNOMCeO si pone invece l’Anaao Assomed. “Non è in discussione – afferma il Segretario Nazionale, Costantino Troise – la necessità di un adeguamento economico della borsa di studio della formazione in Medicina Generale, fin da ora e non a futura memoria. Né la previsione, finalmente, di una laurea di per sé abilitante alla professione, senza inutili parcheggi in attesa di un esame”.

“In tempi dove la velocità è un mantra – continua Troise –  fare presto non significa necessariamente fare bene. Chi ben conosce il problema, per essere anche medico in formazione specialistica, non può pensare di risolverlo saltando a piè pari l’impegno decennale della Professione tutta, a tutti i livelli istituzionali, o semplicemente chiamando alla responsabilità della docenza anche medici non universitari, chissà perché solo convenzionati, o utilizzando una meritoria graduatoria nazionale con gradi di flessibilità solo per alcuni”. Mettere mano alla legge 368, ed al modello formativo che propone, si può e si deve, ma per l’Anaao occorre una riforma vera e organica che rimetta al centro della discussione il tema della formazione post laurea e dei rapporti SSN-Università.

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