Non commette il reato di stalking l’ex coniuge che fa seguire la moglie al fine di scattare fotografie da produrre nel giudizio per l’affidamento del figlio

La vicenda

Una donna aveva lamentato di essere stata seguita e spiata da individui facenti parte della famiglia dell’indagato, suo ex marito e di aver scoperto che in effetti erano state scattate delle fotografie che successivamente erano state prodotte in tribunale al fine di dimostrare le modalità con le quali il figlio veniva accompagnato a scuola.

Come è noto, il reato di atti persecutori (c.d. stalking) si sostanzia in condotte reiterate che ingenerano un fondato timore da parte della vittima di un male più grave, pure senza arrivare ad integrare il reato di lesioni o maltrattamenti (Tribunale di Bari, 6 aprile 2009, n.768). Tale fattispecie delittuosa è stata inserita nel codice penale, all’art. 612-bis, dal decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11.

Il reato di stalking

Elementi costitutivi del reato, sono la reiterazione delle condotte (l’illecito rientra infatti ascriversi nel novero dei reati abituali); e la produzione di un grave e perdurante stato di ansia o di paura o di un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da una relazione affettiva o una alterazione delle proprie abitudini di vita.

Trattandosi di reato abituale di evento, è sufficiente ad integrare l’elemento soggettivo del reato di atti persecutori il dolo generico, quindi la volontà di porre in essere le condotte di minaccia o di molestia, con la consapevolezza della idoneità delle medesime alla produzione di uno degli eventi alternativamente necessari per l’integrazione della fattispecie legale.

La decisione

Ebbene, quanto al caso in esame, concluse le indagini preliminari il Pubblico Ministero presso il Tribunale di La Spezia, aveva chiesto l’archiviazione del procedimento; richiesta successivamente accolta dall’Ufficio del Giudice per le Indagini preliminari (12/02/2020), che ha condiviso la tesi della pubblica accusa evidenziando come, in effetti, l’articolo 612 bis del codice penale punisce le condotte moleste finalizzate a cagionare stato d’ansia o di paura o timore per l’incolumità proprio prossimo congiunto; mentre invece nel caso di specie, la condotta contestata all’ex marito era finalizzata a precostituirsi una prova processuale.

Avv. Sabrina Caporale

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