Strada sconnessa e lesioni patite dal pedone che chiede un corposo risarcimento del danno.

Strada sconnessa e richiesta di oltre sessantamila euro di risarcimento da parte del pedone caduto (Cass. civ., sez. III,  27 luglio 2022, n. 23462).

Il pedone danneggiato conveniva in giudizio il Comune di Rieti al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa di una caduta dovuta alla strada sconnessa.

A fondamento della propria pretesa l’attore deduceva che, mentre camminava lungo il marciapiede della strada cittadina, era inciampato in corrispondenza di una grave sconnessione del manto pedonale, riportando lesioni personali.

Chiedeva, quindi, che venisse accertata la responsabilità del Comune, ai sensi dell’art. 2051 c.c., con consequenziale condanna al risarcimento dei danni nella misura di 60.000,00.

Il Tribunale di Rieti, con la sentenza n. 446/2017, ritenendo non provata la sussistenza del nesso causale tra la caduta per la strada sconnessa e il danno, rigettava la domanda.

La Corte d’Appello di Roma, con la sentenza n. 2476/2021, pubblicata in data 6 aprile 2021, confermando la decisione di primo grado, rigettava il gravame e condannava l’appellante alla rifusione delle spese processuali.

Più precisamente, i Giudici d’appello sottolineano che «le molteplici e visibili sconnessioni del manto stradale erano percepibili con una minima attenzione, data l’ora diurna» con conseguente «situazione di piena visibilità».

La Suprema Corte condivide la visione tracciata in appello: mancano, in sostanza, le prove sul «nesso di causalità tra l’insidia», ossia la strada sconnessa, «e la caduta».

Al contrario, è pacifico che la condotta della persona danneggiata sia stata poco avveduta e abbia interrotto il nesso di causalità proprio in considerazione della piena visibilità della dedotta insidia stradale.

Nel caso in esame poi, la Corte d’Appello di Roma, dopo aver richiamato la motivazione della sentenza di primo grado, ha dichiarato assorbente la questione relativa all’insussistenza del nesso causale fra l’asserita insidia e la condotta del danneggiato.

La censura, posta con il secondo motivo di ricorso, non intercetta la ratio decidendi dei Giudici di merito. Quest’ultima è nel senso che la condotta del danneggiato è interruttiva del nesso di causalità sulla base della premessa che quanto più la situazione di possibile danno è percepibile, tanto più incidente deve considerarsi la condotta del danneggiato, in presenza di molteplici e visibili sconnessioni, e di palese strada sconnessa, percepibili con minima attenzione data l’ora diurna e la piena visibilità.

Non cogliendo la ratio decidendi, la censura è priva di decisività.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio in favore del Comune controricorrente che liquida in complessivi Euro 3.000 oltre alle spese forfettarie, esborsi e accessori di legge.

Avv. Emanuela Foligno

Marciapiede bloccato per lavori e caduta del pedone

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