Una pronuncia che sta facendo discutere. Commento alla sentenza n° 32462/18

Da qualche giorno non si parla di altro: “ma come? Lo stupro di gruppo è punito in maniera più lieve se la vittima era già ubriaca?”.

Ebbene, NON è così !

Dunque, appare opportuno commentare la recentissima sentenza pronunciata dalla Suprema Corte di Cassazione, segnalando però immediatamente un aspetto a mio avviso importante, ossia che chi scrive ha letto solamente la sentenza di Legittimità, la quale è frutto di un lungo e complesso iter processuale.

Orbene, Tizio e Caio venivano processati e condannati in quanto avrebbero indotto una donna ad assumere sostanze alcoliche per poi abusare di lei, costringendola ad avere dapprima un rapporto orale e poi anale.

Ebbene, così come appena sopra chiarito, l’iter processuale è stato piuttosto tortuoso: sono infatti state rilevate dichiarazioni contrastanti tra i sanitari, elementi singolari, quali la chiamata della vittima ad uno dei suoi aggressori appena dopo il fatto ovvero l’assunzione di sostanza stupefacente prima dell’ingresso in pronto soccorso, aspetti questi sui quali non mi soffermerò, atteso che come sopra riferito non sono naturalmente a conoscenza dell’integrale carteggio processuale.

Detto ciò, risulta opportuno immediatamente chiarire che, nel caso di specie, gli Ermellini hanno dichiarato inammissibili i Ricorsi per Cassazione avanzati dai Difensori degli imputati, per infondatezza dei motivi e per genericità, rilevando altresì che gli atti di impugnazione hanno riportato aspetti relativi al merito della vicenda e dunque non eccepibili in sede di Legittimità.

Tuttavia, il punto focale di questa mia breve disamina attiene specificamente all’uso di sostanze alcoliche da parte della vittima che ha subito lo stupro.

Infatti, nel corso del processo è emerso che la donna volontariamente ha abusato di sostanze alcoliche e segnatamente di vino, bevuto in eccesso nel corso della cena che le ha poi cagionato uno stato di ebbrezza, naturalmente volontario.

Ebbene, nel caso analizzato dagli Ermellini, essi hanno innanzitutto ribadito che in tema di violenza sessuale di gruppo, rientrano tra le condizioni di inferiorità fisica ovvero psichica, disciplinate dall’art. 609 bis co. 2 n° 1 c.p. anche quelle conseguenti alla volontaria assunzione di sostanze alcoliche ovvero stupefacenti “…in quanto anche in tali casi la situazione di menomazione della vittima, a prescindere da chi l’abbia provocata, può essere strumentalizzata per il soddisfacimento degli impulsi sessuali dell’agente…”, richiamando a tal riguardo precedenti pronunce di Legittimità.

Ancora, la Suprema Corte ha altresì affermato che nel caso in esame non sussiste la circostanza aggravante di cui all’art. 609 ter co. 1 n° 2 c.p., atteso che tale aggravante rileva nell’ipotesi in cui il soggetto attivo abbia costretto la vittima ad assumere sostanze alcoliche ovvero stupefacenti, ai fini appunto della consumazione della violenza.

Ecco dunque il punto focale !!!

Nel caso in cui l’alcol ovvero la sostanza stupefacente siano state lo strumento utilizzato dall’agente per consumare lo stupro, il reato è aggravato dalla circostanza ci cui all’art. 609 ter co. 1 n° 2 c.p.; per contro, quando lo stato di alterazione psicofisica è stato volontariamente cagionato dalla vittima, troverà applicazione l’art. 609 bis co. 2 n° 1 c.p., sussistendo pertanto comunque la condizione di inferiorità fisica ovvero psichica.

In conclusione, la Suprema Corte, nella sentenza n° 32432/2018, ha enunciato il seguente Principio di Diritto: ”Integra il reato di violenza sessuale di gruppo (art. 609-octies cod. pen.), con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica, la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcoliche, essendo l’aggressione all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole, anche se la parte offesa ha volontariamente assunto alcool e droghe, rilevando solo la sua condizione di inferiorità psichica o fisica seguente all’assunzione delle dette sostanze”.

In definitiva: il reato di violenza sessuale (stupro) consumata su una vittima già ubriaca sussiste sempre e comunque, ma non è aggravato se la vittima già si trovava in tale stato di inferiorità psico-fisico.

Avv. Aldo Antonio Montella

(Foro di Napoli)

 

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