Tecniche di Hamer per curare un melanoma, omeopata rinviata a giudizio

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La dottoressa accusata di omicidio aggravato dalla colpa con previsione per la morte di una paziente di 53 anni deceduta per le metastasi di un tumore non curato con le tecniche tradizionali

Prenderà il via il 5 luglio 2017 il processo nei confronti di Germana Durando, il medico omeopata ritenuto responsabile della morte una donna di 53 anni deceduta nel 2014 a causa di un melanoma che le ha portato 13 metastasi al cervello.

Il tumore era stato curato per anni dalla dottoressa con rimedi omeopatici e sedute psicologiche secondo la metodica di Ryke Geerd Hamer, il medico tedesco le cui teorie sostengono la possibilità di sconfiggere il cancro senza l’uso di cure convenzionali ma solamente grazie alla comprensione dello shock psicologico che porta il corpo ad ammalarsi.

Quando si era rivolta all’omeopata, nel 2005, la paziente aveva un neo sulla scapola sinistra di pochi millimetri di diametro. Nel 2014 il neo aveva raggiunto l’estensione di 11 centimetri ma, nonostante il referto di un esame istologico effettuato avesse impietosamente evidenziato un melanoma maligno a cellule epiteliomorfe, il medico della donna le aveva sconsigliato – come prova uno scambio di mail – di intraprendere le tradizionali terapie anticancro, a partire dall’asportazione chirurgica del neo e dei linfonodi.

Nell’udienza preliminare svoltasi ieri, Durando è stata rinviata a giudizio per omicidio aggravato dalla colpa con previsione. La linea della difesa dell’omeopata è quella di dimostrare che la dottoressa non è assolutamente una hameriana e che la scelta di non togliere il neo in tempo e i linfonodi successivamente, fossero state frutto di una libera scelta della paziente.

Per l’avvocato di parte civile, invece, alla paziente non sarebbe stata prospettata una cura convenzionale ma “un percorso pseudo terapeutico a base di colloqui psicologici e rimedi omeopatici finalizzati a risolvere i conflitti interiori che sulla base delle sedicenti teorie hameriane avrebbero portato alla guarigione”.

“Dagli atti – ha spiegato inoltre il legale dei familiari della vittima – è emerso anche un rapporto di dipendenza psicologica della paziente nei confronti della sua dottoressa assolutamente estraneo a quella alleanza terapeutica che va sempre ricercata in ogni processo diagnostico terapeutico”.

L’imputata è invece stata prosciolta dall’accusa di aver manomesso le cartelle cliniche della vittima, una delle aggravanti ipotizzate dalla Procura di Torino a chiusura delle indagini preliminari. Seppur non ci sia traccia dei fascicoli che avrebbero contenuto le terapie prescritte dalla dottoressa alla sua paziente, è stata accolta l’istanza dell’avvocato della difesa in base alla quale tali fascicoli non devono essere ritenuti pubblici vista la natura delle prestazioni come consulente della dottoressa e non di medico di base.

Nel procedimento si è costituito parte civile anche l’ordine dei medici, che ha inoltre annunciato che aprirà un provvedimento disciplinare a carico della Durando.

 

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