Respinto il ricorso di un uomo accusato di tentato furto aggravato nei confronti di un ultranovantenne che lamentava l’affermazione della sua responsabilità, da parte dei Giudici del merito, sulla base delle dichiarazioni fornite in querela dalla vittima, nel frattempo deceduta

Era stato condannato in sede di merito per il reato di tentato furto aggravato di una somma pari a € 100 posta all’interno di un barattolo nella cucina della vittima, ultranovantenne, nella cui abitazione era ospite abituale.

L’imputato aveva quindi impugnato la pronuncia davanti alla Suprema Corte di Cassazione, chiedendone l’annullamento. Nello specifico, denunciava la violazione degli artt. 111 cost. commi 3 e 4, 498, 500 cod. proc. pen. e 6 CEDU e il correlato vizio della motivazione. A suo giudizio, infatti, la Corte territoriale aveva fondato la affermazione di responsabilità sulle dichiarazioni contenute nella querela, acquisita ai sensi dell’art. 512 cod. proc. pen, per l’intervenuto decesso della persona offesa. Richiamava altresì i principi affermati dalla giurisprudenza convenzionale in ordine al diritto dell’imputato di interrogare i testimoni.

Il ricorrente, inoltre, invocava l’inosservanza ed erronea applicazione dell’ art. 131 bis cod. pen. lamentando che i giudici di merito avessero negato la causa di non punibilità in considerazione delle minorate condizioni di difesa della vittima, e per i precedenti dell’imputato, questi ultimi non ostativi di per sé ai fini della valutazione di tenuità del fatto.

I Giudici del Palazzaccio, tuttavia, con la sentenza n. 50171/2019, hanno ritenuto di respingere il ricorso in quanto infondato.

Gli Ermellini hanno infatti rilevato che, nella sentenza impugnata, sono espressamente richiamati i principi di diritto affermati dalla stessa Cassazione in tema di letture dibattimentali. In tale ambito – chiariscono – si considera che il decesso del querelante integra un’ipotesi di impossibilità di natura oggettiva che consente l’acquisizione della querela ai sensi dell’art. 512 cod.proc.pen. e l’utilizzabilità a fini probatori. Il tutto senza che ciò determini una violazione dell’art. 6 CEDU qualora la sentenza di condanna si fondi in modo esclusivo o significativo sulla querela, in quanto la sopravvenuta morte del dichiarante non può essere collegata all’intento di sottrarsi al contraddittorio dibattimentale.

Peraltro i giudici del merito avevano fondato l’affermazione di responsabilità non soltanto sul contenuto della querela della persona offesa, ma anche valorizzando un importante riscontro logico ravvisato nelle dichiarazioni testimoniali di un vicino di casa. Quest’ultimo aveva infatti ascoltato la discussione tra la vittima e il ricorrente proprio nel momento in cui il primo contestava al secondo il tentato furto, tenendo accartocciata nella mano una banconota di 100 euro.

Pertanto, secondo la Cassazione, l’operato della Corte di merito è da ritenersi giuridicamente corretto.

Quanto al mancato riconoscimento del fatto di particolare tenuità, la Corte territoriale ne aveva escluso la ravvisabilità innanzitutto in ragione del comportamento odioso dell’imputato, che aveva approfittato dell’ospitalità e dell’età dei un amico per sottrargli danaro. “Anche il riferimento ai precedenti specifici del ricorrente – specificano poi i Giudici di legittimità – è pertinente in quanto trattasi di circostanza che consente di escludere la ricorrenza del presupposto della non abitualità della condotta, pure richiesta, unitamente alla tenuità del fatto, dall’art. 131 bis ai fini in argomento, e tenuto conto che l’assenza dei presupposti per l’applicabilità della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto può essere rilevata anche con motivazione implicita ( Sez. 5 n. 24780 del 08/03/2017, Rv. 270033)”

E’ bene ricordare – sottolineano da Piazza Cavour  – che il giudizio finale di particolare tenuità dell’offesa postula necessariamente la positiva valutazione di tutte le componenti richieste per l’integrazione della fattispecie, sicché i criteri indicati nel primo comma dell’art. 131 bis cod.pen. sono cumulativi quanto al giudizio finale circa la particolare tenuità dell’offesa ai fini del riconoscimento della causa di non punibilità, e alternativi quanto al diniego, nel senso che l’applicazione della causa di non punibilità in questione è preclusa dalla valutazione negativa anche di uno solo di essi (Sez. 3 n. 893 del 28/06/2017, Rv. 272249; Sez. 6 n. 55107 del 08/11/2018, Rv. 274647; Sez. 3 n. 34151 del 18/06/2018, Rv. 273678).

Da li il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

La redazione giuridica

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