La compensazione non può operare qualora l’indennizzo indicato dalla legge non sia stato corrisposto, ovvero non sia quanto meno determinato o determinabile nel suo preciso ammontare

Con l’ordinanza n. 18723/2021 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un uomo che aveva contratto l’HCV a seguito di una trasfusione di sangue infetto eseguita nel 1984. In primo grado il Tribunale, accertata la condotta colposa omissiva rispetto al dovere di esercitare i necessari controlli sul sangue e sugli emoderivati al fine di prevenire la diffusione delle patologie, aveva condannato il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali a corrispondere al danneggiato la somma di euro 463.198,56, a titolo di risarcimento.

La Corte di appello, su ricorso incidentale presentato dall’attore – che chiedeva la riforma della sentenza gravata nella parte in cui aveva riconosciuto una personalizzazione del danno nella misura massima del 33% – gli riconosceva il danno alla vita di relazione, rideterminava l’ammontare del danno applicando le tabelle milanesi che riconoscevano nel valore del punto anche il danno morale e confermava il danno biologico nella misura del 10%; inoltre disponeva che dalla somma liquidata fosse detratto quanto percepito dall’uomo a titolo di indennizzo ex I. 210/1992.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente deduceva l’illegittima disposizione dello scomputo delle somme ricevute a titolo di indennizzo ex I. 210/92 dalla somma riconosciuta a titolo risarcitorio, per difetto assoluto di prova sul punto da parte del Ministero onerato in relazione all’an e al quantum corrisposto a tale titolo.

Gli Ermellini hanno ritenuto fondato il motivo del ricorso.

In base all’orientamento della giurisprudenza di legittimità, la compensazione (mediante scomputo dall’importo residuale dovuto) non può operare qualora l’indennizzo indicato dalla legge non sia stato corrisposto, ovvero non sia quanto meno determinato o determinabile nel suo preciso ammontare.

Difatti, l’astratta spettanza di una somma eventualmente suscettibile di essere compresa tra un minimo e un massimo, a seconda della patologia riconosciuta, non equivale alla sua corresponsione e non fornisce elementi per individuarne l’esatto ammontare. Né potrebbe soccorrere, a tal fine, il carattere predeterminato delle tabelle indicate nella legge di riferimento per individuare, in mancanza di dati specifici della cui prova è onerato chi eccepisce il lucrum, il preciso importo da portare in decurtazione dal risarcimento.

Se una delle due poste tra cui deve operare la compensazione è rimasta incerta, non può operare lo scomputo imposto dalla sentenza. Pur dovendosi riconoscere al risarcimento del danno natura diversa rispetto all’attribuzione di somme a titolo indennitario, nell’ambito del giudizio proposto nei confronti del Ministero della Salute, allo scopo di ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall’omessa adozione delle cautele dovute in materia di emoderivati infetti, l’indennizzo eventualmente corrisposto deve essere scomputato dalle somme percepite a titolo risarcitorie, allo scopo di evitare che la vittima percepisca un arricchimento ingiustificato, ponendo a carico del Ministero due attribuzioni patrimoniali originate dal medesimo fatto lesivo, ma l’astratta spettanza di una somma non equivale alla sua effettiva corresponsione né fornisce elementi idonei ad individuarne l’esatto ammontare.

Nel caso in esame la Corte territoriale aveva disposto lo scomputo dalla somma finale erogata a titolo risarcitorio di quella, di entità ignota, erogata a titolo di indennizzo ed aggiungeva che «la detrazione andrà operata rendendo omogenei alla stessa data l’indennizzo ed il risarcimento, cioè rivalutando la somma liquidata a titolo di indennizzo dalla data di pagamento all’attualità, aggiungendovi gli interessi via via prodotti, e detraendo l’importo così ottenuto dalla somma complessivamente liquidata con la presente pronuncia».

Per la Cassazione era del tutto evidente, dunque, che la somma da portare in compensazione fosse rimasta del tutto incerta e che ciò non consentiva la compensazione, “la quale non opera rispetto ad un fatto, l’avvenuta corresponsione dell’indennizzo o la prevedibile corresponsione dell’indennizzo, ma richiede la coesistenza di due debiti aventi titoli diversi”.

La redazione giuridica

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