Il CTU, ha accertato quale conseguenza dell’infortunio la sussistenza di “esiti trauma distorsivo polso sin. con residuata tendinite dei tendini estensori ulnare e radiale del carpo” (Tribunale di Terni, Sentenza n. 322/2021 del 09/09/2021 – RG n. 494/2020)

Il ricorrente, operaio meccanico, subisce un infortunio durante l’orario lavorativo. In particolare, mentre stava lavorando sotto ad un pullman, nel preparare una staffa metallica con una pinza, perdeva la presa sulla staffa distorcendosi il polso sinistro, riportando “esiti di trauma distorsivo del polso sinistro, in soggetto mancino con tendinite postraumatica dell’estensore ulnare del carpo e del tendine estensore radiale del carpo ormai cronicizzate e lesione della cartilagine triangolare ” come refertato nella perizia di parte.

L’Inail riconosceva la natura di infortunio sul lavoro dell’evento rilevando, tuttavia, solo una inabilità temporanea sino al 17.08.2018 senza menomazione psico – fisica permanente.

Il lavoratore, contestando la valutazione dell’Inail, ricorre al Giudice del Lavoro chiedendo di accertare e dichiarare che dall’infortunio occorso in data 11.06.2018 è derivata una inabilità permanente pari al 7%.

L’Inail sostiene la correttezza della propria valutazione e chiede il rigetto della domanda.

Il Giudice dispone consulenza Medico-Legale, sulla cui scorta risulta fondata la domanda azionata.

In materia di infortuni sul lavoro il DPR 30 giugno 1965 n. 1124 prevede che l’assicurazione obbligatoria presso l’I NAIL comprenda tutti i casi di infortunio avvenuti per causa violenta in occasione del lavoro da cui sia derivata la morte o un’inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero una inabilità temporanea assoluta che importi l’astensione dal lavoro per più di tre giorni (art. 2).

In tale caso le prestazioni dell’assicurazione consistono o in una indennità giornaliera per l’inabilità temporanea, o in una rendita per l’inabilità permanente (art. 66).

Per gli infortuni sul lavoro verificatisi a decorrere dal 25 luglio 2000 la disciplina della rendita per l’inabilità permanente è stata modificata dal D.LGS 23 febbraio 2000 n. 38 il cui art. 13 ha disposto un indennizzo per il danno biologico purché riduca la capacità lavorativa dell’assicurato in misura pari o superiore al 6%; l’indennizzo è corrisposto dal giorno successivo a quello di cessazione dell’inabilità temporanea assoluta ed è rapportato al grado di inabilità accertato ed è erogato in capitale per le menomazioni inferiori al 16%, in rendita per le menomazioni pari o superiori al 16%; qualora la menomazione subita sia pari o superiore al 16% viene erogata una ulteriore quota di rendita commisurata al grado della menomazione, alla retribuzione dell’assicurato e ad un coefficiente previsto nell’apposita tabella.

Il CTU, ha accertato quale conseguenza dell’infortunio la sussistenza di ” Esiti trauma distorsivo polso sin con residuata tendinite dei tendini estensori ulnare e radiale del carpo “.

Ed ancora, “Entrambi i muscoli coinvolti sono preposti al sollevamento/estensione del carpo (palmo della mano) rispetto all’avambraccio mediante lo snodo dell’articolazione del polso. L’estensore radiale lungo del carpo è un muscolo laterale dell’avambraccio, estende ed abduce la mano. L’estensore ulnare del carpo è invece un muscolo della loggia posteriore dell’avambraccio ed estende ed adduce la mano sull’avambraccio. L’azione combinata di entrambi i muscoli è utile perché tende a contrastare il fisiologico tono iperflessorio del polso e della mano e si attiva nei movimenti ad es. di rotazione ed “avvitamento” della mano. La tenosinovite è la reazione infiammatoria cronica, ormai strutturata nel suo alternarsi tra fasi acute e di relativa quiescenza, che ha interessato tali tendini dopo il trauma. Quindi la compromissione funzionale su base tenosinovitica non è trascurabile, specie in coloro che svolgono attività operaistica, ancorchè a lato sinistro. Queste menomazioni permanenti sono riconducibili alle voci tabellari n. 238: “movimenti di flessioestensione del polso limitati ai gradi estremi: 2%” nonché la n.232: ” esiti di epicondiliti, epitrocleiti e patologie muscolo -tendinee assimilabili, apprezzabili strumentalmente, in assenza o con sfumata ripercussione funzionale, a seconda della mono o bilateralità: fino a 5%. La ragione dell’utilizzo delle due voci di danno (danno composto) sta nel fatto che nella prima di esse si considera solo la limitazione funzionale articolare e nella seconda, invece, si apprezza l’infiammazione dolente e dolorabile espressione della tenosinovite. Poiché si tratta di danno biologico, quindi della menomazione dell’integrità psicofisica del lavoratore, anche quest’ultimo aspetto merita un minimo di considera zione, stimando il danno biologico nella misura del 4%. La percentuale complessiva, operato il cumulo con il danno biologico riconosciuto per pregresse invalidità (7% da infortunio sul lavoro del 25/7/2006 per: ” esiti frattura ossa nasali con difficoltà respiratorie nasali come documentalmente provato) porta un danno complessivo nella misura dell’1 1%.”

Il CTU, inoltre, in risposta alle osservazioni del CTP di parte ricorrente in merito alla decorrenza del danno biologico permanente ancorata alla data di ripresa dell’attività lavorativa da luglio 2018 ha spiegato che “ciò non è possibile in quanto la stabilizzazione dei postumi è avvenuta successivamente, come è documentato da esame RM dell’aprile 2019;” mentre rispetto alle considerazioni critiche del CTP dell’Istituto in merito al riconoscimento del danno biologico permanente, sull’assunto che gli esami strumentali sarebbero troppo a ridosso dell’evento infortunistico per documentare postumi stabilizzati , ha replicato, sulla scorta della documentazione in atti non contestata, “che l’esame RM del polso di aprile 2019 documenta proprio dall’aprile 2019 la sussistenza e la stabilizzazione di postumi permanenti”.

Condividendo gli esiti peritali, il Giudice riconosce alla parte ricorrente un indennizzo erogato in capitale ai sensi dell’art. 13, comma 2° lett. ‘a’ del d. lgs. n. 38 del 2000 in ragione di una percentuale di danno biologico pari all’11% da aprile 2019 al saldo.

Conseguentemente, in capo all’Inail sorge l’obbligo di erogare in favore della parte ricorrente la prestazione sopra indicata con gli interessi legali e la rivalutazione monetaria nella misura di legge, salvo il limite di cui a ll’art.16, comma 6, della legge n. 412/91 , da aprile 2019 al saldo.

Conclusivamente, l’Inail viene condannato a corrispondere in favore della parte ricorrente un indennizzo erogato in capitale ai sensi dell’art.13, lettera a), comma secondo, d. lgs. 23 febbraio 2000 n. 38 per infortunio occorso in capo al ricorrente in data 11.06.2018 (cumulata con precedenti invalidità già riconosciute) in ragione di una percentuale di danno biologico complessivamente pari all’11% con gli interessi legali e la rivalutazione monetaria nella misura di legge, salvo il limite di cui all’ art.16, comma 6, della legge n. 412/91, da aprile 2019 al saldo.

Le spese di lite, liquidate nella misura di euro 1.500,00, oltre spese e accessori, vengono poste in capo all’Istituto.

Avv. Emanuela Foligno

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