Errata la decisione di merito di escludere il riconoscimento dei postumi permanenti a una donna investita che aveva riportato trauma scheletrico alla coscia destra

In tema di risarcimento del danno da cd. micropermanente, la disposizione contenuta nell’art. 32, comma 3 ter, del d.l. n. 1 del 2012, conv., con modif., dalla I. n. 27 del 2012, costituisce non già una norma di tipo precettivo, ma una “norma in senso lato”, a cui può esser data un’interpretazione compatibile con l’art. 32 Cost., dovendo essa esser intesa nel senso che l’accertamento del danno alla persona deve essere condotto secondo una rigorosa criteriologia medico-legale, nel cui ambito, tuttavia, non sono precluse fonti di prova diverse dai referti di esami strumentali, i quali non sono l’unico mezzo utilizzabile ma si pongono in una posizione di fungibilità ed alternatività rispetto all’esame obiettivo (criterio visivo) e all’esame clinico. Lo ha ribadito la Cassazione con l’ordinanza n. 20339/2020, pronunciandosi sul ricorso di una donna che, a seguito di un investimento, aveva convenuto in giudizio la proprietaria e la compagnia assicurativa del veicolo da cui era stata travolta per sentirli condannare in solido al risarcimento dei danni subiti. Con riferimento alla dinamica dell’incidente, la donna sosteneva che, mentre era intenta ad attraversare la strada sulle strisce pedonali, era stata investita a seguito di negligente manovra di retromarcia posta in essere dall’automobilista, riportando lesioni personali consistenti in “trauma scheletrico coscia dx. Trauma articolare coxofemorale dx, bacino con S.L.0.”

Il Giudice di Pace aveva dichiarato la donna al volante esclusiva responsabile del sinistro condannando i convenuti in solido al pagamento di euro 7.591,35, oltre interessi e spese.

Il Tribunale, pronunciandosi in sede di appello, aveva parzialmente riformato la decisione riducendo la condanna alla somma di euro 2.306,06, comprensiva di interessi e rivalutazione. In particolare il Giudice di secondo grado aveva limitato il risarcimento ai postumi di natura temporanea, e aveva invece escluso il risarcimento per i postumi permanenti per come richiesti dalle tabelle delle micropermanenti di cui d.m. 3-7-03, non evincendosi dalla CTU né un esito doloroso né una limitazione funzionale; nello specifico aveva evidenziato, infatti, che il CTU, da un lato, aveva effettuato l’esame obiettivo e nulla aveva rilevato in ordine ad esiti permanenti per come precisati dalle dette tabelle (dall’esame risultava infatti non dolente la palpopressione del bacino, completo l’accosciannento, nella norma dell’età i movimenti); dall’altro, aveva ritenuto, in base alle “risultanze dell’esame obiettivo” che residuavano postumi permanenti, rappresentati da “esiti di frattura branca ischio pubica di dx”, che configuravano una percentuale di danno biologico pari al 3,5%.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, la ricorrente eccepiva, tra gli altri motivi, che il Tribunale, sulla sola base dell’esame obiettivo con le risultanze di cui sopra (assenza di dolore ed accosciamento completo) effettuato sei anni dopo l’incidente, avesse accertato la sussistenza esclusivamente del danno attinente all’inabilità temporanea, senza riconoscere anche il danno biologico di natura permanente, derivante dalla documentata “frattura branca ischio pubica di dx”.

Gli Ermellini hanno effettivamente ritenuto di aderire alla doglianza proposta evidenziando come il solo esame obiettivo non potesse comportare, di per sé, l’insussistenza di postumi invalidanti permanenti, in contrasto con quanto affermato dalla stessa CTU e con la documentata “frattura branca ischio pubica di dx”. I Giudici del palazzaccio hanno inoltre evidenziato che “la stessa tabella delle menomazioni alla integrità psicofisica comprese tra 1 e 9 punti di invalidità di cui al d.m. 3 luglio 2003 comporta un danno biologico permanente da 3 a 5% per “esiti attendibilmente dolorosi di frattura extra articolare di bacino ben consolidata e in assenza o con sfumata ripercussione funzionale”. Il Tribunale, pertanto, sulla sola base delle risultanze dell’esame obiettivo, aveva erroneamente escluso il risarcimento per i postumi permanenti, senza considerare la documentata “frattura branca ischio pubica di dx” e la stessa su menzionata tabella.

La redazione giuridica

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