Respinto il ricorso dell’uomo, accusato di aver cagionato l’amputazione di quattro dita a un’addetta del reparto macelleria che aveva messo la mano nel tritacarne privo di protezione

Con la sentenza n. 28160/2021 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso presentato dal titolare di un supermercato, condannato per il reato di lesioni colpose con violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro. All’imputato, nello specifico, era contestato di avere cagionato all’addetta al reparto macelleria l’amputazione di quattro dita della mano sinistra, determinando nella persona offesa una malattia di durata superiore a 40 giorni. Secondo quanto accertato, la persona offesa – che era alle dipendenze di una Srl che gestiva il reparto macelleria esistente all’interno dell’esercizio commerciale – nell’utilizzare un tritacarne modello C32 serie Inox, privo di pestello, a cui era stata asportata la protezione metallica prevista dal costruttore all’imboccatura di carico aveva messo la mano nel tritacarne privo di protezione, durante l’attività a cui era stata addetta, venendo in contatto con le lame affilate degli organi di movimento.

La responsabilità dell’imputato ricorrente era collegata alla circostanza che il macchinario in questione era di proprietà del titolare del supermercato, il quale lo aveva ceduto in uso alla Srl unitamente a tutte le altre attrezzature presenti nel reparto macelleria.

I Giudici del merito avevano quindi ritenuto che il cedente avesse l’obbligo, sancito dall’art. 72 d.lgs. 81/08, di garantire la conformità dei macchinari alle norme antinfortunistiche ed ai requisiti di sicurezza di cui all’allegato V del citato decreto. Tale conformità era stata peraltro asseverata da dichiarazione a firma del ricorrente, in cui si attestava che i beni facenti parte del ramo di azienda ceduto erano “in buono stato di conservazione, manutenzione ed efficienza ai fini della sicurezza”.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente eccepiva, tra gli altri motivi, vizio della mancanza di motivazione in relazione all’accertamento nella sentenza impugnata del profilo di colpa consistito nell’avere concesso in uso il tritacarne privo del presidio di sicurezza. Secondo la Corte territoriale si sarebbe delineato un secondo profilo dì colpa a carico del ricorrente, connesso alla circostanza di avere dato in uso un tritacarne sprovvisto della necessaria protezione, dopo aver attestato per iscritto che esso, alla pari degli altri beni ceduti, fosse conforme alle disposizioni in materia di sicurezza. Ad avallo di tale proposizione, il Giudice dell’appello aveva richiamato la previsione dell’art. 72 d. lgs. n. 81/2008, alla luce del quale doveva ritenersi che la stipula del contratto di affitto di ramo di azienda non esimesse l’imputato dalla responsabilità derivante dall’impiego dello strumento manomesso, rimanendo egli titolare di posizione di garanzia legata alla sicurezza di tale impiego; precisava, da ultimo, che “il profilo di colpa sussiste, dunque, non perché l’imputato fosse tenuto ad un controllo costante, anche dopo lo stipula del contratto di affitto di ramo di azienda”, ma perché, “essendo preesistente la manomissione, ha concesso in uso il tritacarne privo del presidio di sicurezza”.

A detta del ricorrente, il profilo di erroneità, sul piano del diritto, scaturiva dalla ritenuta applicazione alla ipotesi dell’affitto di ramo di azienda della normativa di cui all’art. 72 digs. n. 81/2008, la quale è però riservata all’ambito, oggettivamente diverso, della vendita, noleggio, concessione in uso o locazione finanziaria di macchine, apparecchi, utensili o attrezzature senza operatore. Si tratterebbe di ipotesi diverse dall’affitto del ramo di azienda. La fondatezza di tale interpretazione troverebbe conforto nella giurisprudenza di legittimità. Si era evidenziato nell’atto di appello che, anche ammettendo l’applicabilità al caso in esame dell’art. 72 d.lgs. 81/2008, con addebito al ricorrente di non aver effettuato, al momento della stipula della nuova cessione, la verifica sulla rispondenza della “macchina incriminata” ai requisiti di sicurezza, egualmente tale rimprovero sarebbe stato ingiustificato. Ciò in quanto il nuovo contratto prevedeva una sorta dì successione solo nominale nel precedente contratto di affitto. Il precedente affittuario continuava ad essere il gestore effettivo del ramo d’azienda riguardante la macelleria. Questa situazione di sostanziale continuità implicava che il locatore potesse ritenersi legittimamente esonerato dagli obblighi di preventiva verifica.

Gli Ermellini, tuttavia, non hanno ritenuto di aderire alle argomentazioni proposte, in quanto infondate.

L’art. 72 d.lgs 81/08 (Obblighi dei noleggiatori e dei concedenti in uso) – hanno chiarito dal Palazzaccio – si applica, sulla base del dato testuale, a “chiunque” conceda in uso attrezzature di lavoro (la forma contrattuale con cui si realizza la concessione in uso è del tutto indifferente). Quindi non ci sono limitazioni nel senso indicato dalla difesa.

Nel caso in esame – ha specificato la Cassazione – “sebbene il datore di lavoro sia il soggetto deputato naturalmente a rispondere delle lesioni patite dalla dipendente, avendo messo a disposizione e consentito l’utilizzo dì un macchinario privo dei dispositivi di sicurezza, in base ai più generali principi che regolano la responsabilità a titolo di colpa, l’infortunio dovrà essere comunque addebitato anche al ricorrente, il quale, essendone proprietario, ha fornito ai datore di lavoro il suddetto macchinario”.

“Tale comportamento, adottato nella consapevolezza della mancanza del presidio di protezione ed accompagnato dalla dichiarazione della rispondenza ai requisiti di sicurezza del macchinario, ha determinato l’esposizione a rischio della persona offesa ed il conseguente infortunio”.

La redazione giuridica

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