Una pronuncia della Corte di appello di Torino riapre il dibattito sulla sussistenza di una correlazione tra l’uso prolungato dei telefonini e il tumore al cervello. Scetticismo dal mondo scientifico

C’è il nesso di causa tra l’abuso del cellulare e il tumore al cervello. Lo ha ribadito la Corte d’Appello di Torino confermando la sentenza di primo grado emessa nel 2017 con cui il Tribunale di Ivrea condannava l’Inail a corrispondere a un lavoratore una rendita vitalizia da malattia professionale.

L’uomo, dipendente di una compagnia telefonica, è stato colpito da neurinoma del nervo acustico, dopo che aveva utilizzato il telefonino per almeno tre ore al giorno in un arco di tempo prolungato per 15 anni. Un tumore, benigno ma invalidante, che lo aveva indotto a promuovere la causa contro l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro.

La pronuncia dei giudici torinesi riapre dunque il dibattito sull’impatto che l’impiego prolungato dei telefoni cellulari ha sulla salute. Secondo i legali del lavoratore, che parlano di ‘sentenza storica’, basterebbe usare il cellulare trenta minuti al giorno per otto anni per essere a rischio.

Ma è il mondo scientifico a manifestare molti dubbi sulla possibile correlazione cellulari-cancro. Un’ipotesi che, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, non troverebbe fondamento su basi solide. Ad oggi – sottolinea all’Ansa Alessandro Vittorio Polichetti, primo ricercatore dell’Iss – “ci sono solo dei sospetti di cancerogenicità ma non confermati”.

L’ultimo rapporto Irtisan pubblicato nel 2019 evidenzia come, in base alle evidenze epidemiologiche attuali, l’uso dei cellulari non risulti associato all’incidenza di neoplasie nelle aree più esposte alle radiofrequenze durante le chiamate vocali. La meta-analisi dei numerosi studi pubblicati nel periodo 1999-2017 non rileva, infatti, incrementi dei rischi di tumori maligni (glioma) o benigni (meningioma, neuroma acustico, tumori delle ghiandole salivari) in relazione all’uso prolungato (più di 10 anni) dei telefonini.

I notevoli eccessi di rischio osservati in alcuni studi caso-controllo non sarebbero coerenti con l’andamento temporale dei tassi d’incidenza dei tumori cerebrali che, a quasi 30 anni dall’introduzione dei cellulari, non hanno risentito del rapido e notevole aumento della prevalenza di esposizione.

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