Tumore al pancreas: seconda causa di morte nel mondo entro il 2030

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Durante il ‘Quality e Innovation in Pancreatic cancer’ le associazioni di pazienti malati di tumore al pancreas si sono riunite in una Federazione

Il tumore al pancreas è considerato una delle forme di cancro con la prognosi più severa, aggressiva e nella maggior parte dei casi letale.
Negli ultimi 15 anni, inoltre, ha fatto registrare un incremento del 60 % e, secondo le previsioni, il tumore al pancreas sarà la seconda causa di morte nel mondo entro il 2030.
L’annuncio è stato dato a Roma durante il ‘Quality e Innovation in Pancreatic cancer’, evento realizzato in occasione della Giornata mondiale del tumore al pancreas.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi per la ricerca, nel 2018 sarà costituita una  Coalizione Nazionale. Questa riunirà le Associazioni dei pazienti in una Federazione.

“Il primo progetto in cantiere – spiega Francesca Mella vicepresidente dell’Associazione Nastro Viola, una delle quattro associazioni di pazienti coinvolte – è quello di creare una piattaforma web che possa interfacciarsi con le istituzioni in maniera efficace, dove far convogliare in maniera ufficiale tutte le informazioni sulla malattia, sui trattamenti, sui Centri di riferimento, una sorta di vademecum ufficiale per il paziente”.
Le altre tre associazioni coinvolte sono la Fondazione Nadia Valsecchi, Oltre la ricerca e Progetto My Everest, tutte formate da persone che hanno avuto in famiglia esperienza diretta di questa patologia.
Tra le 13 mila persone che ogni anno si ammalano di tumore al pancreas “la maggior parte non sopravvive. A dirlo è Gabriele Capurso, responsabile gastroenterologia Ospedale Sant’Andrea.
È infatti la quarta causa di morte per tumore nei paesi occidentali, “uccide più di quelli del seno, del colon e dello stomaco e le proiezioni dicono che presto sarà la seconda”.

Ma quali sono le cause di insorgenza di questo tipo di cancro?

“Il fumo è il principale fattore di rischio modificabile – afferma Capurso – poi l’obesità, l’eccesso di alcolici, il diabete, una dieta troppo ricca di grassi e carboidrati”.
L’esperto mette in guardia su fattori quali la familiarità, altissimo fattore di rischio. Così come per la presenza di eventuali sindromi genetiche. Per queste persone sarebbe fondamentale rivolgersi a centri che praticano protocolli di screening.
“Purtroppo però – dichiara Capurso – solo il 2 per cento dei finanziamenti per la ricerca sui tumori è rivolto a questa malattia”.
Attualmente, l’Associazione Italiana per lo Studio del Pancreas (Aisp) segue l’evolversi di studi su nuove terapie che possano migliorare la qualità di vita dei pazienti.
“In particolare – ha spiegato Luca Frulloni, presidente Aisp – la terapia a base di formulazione liposomiale pegilata, nota anche come Nal-Iri, sembra essere molto efficace e più mirata”.
Frulloni ha ricordato anche come negli ultimi anni i protocolli chemioterapici siano molto migliorati. Questo sia in termini di sopravvivenza che di riduzione della massa tumorale, nei casi in cui i pazienti non siano operabili.
“Esistono adesso trattamenti efficaci che permettono di ridurre la massa neoplastica – ha concluso – e poter quindi sottoporre i pazienti all’intervento chirurgico in seconda battuta”.
 
 
 
 
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