Sono stati chiesti cinque mesi di reclusione per un dermatologo: avrebbe scambiato una massa tumorale per una banale escrescenza. Il paziente era poi deceduto.
Per un dermatologo di Favara, in provincia di Agrigento, è stata chiesta la condanna a cinque mesi di reclusione: un tumore scambiato per escrescenza ha ucciso un suo paziente. Il medico avrebbe quindi effettuato una diagnosi completamente errata, cagionando il decesso dell’uomo.
Pertanto, secondo il sostituto procuratore generale di Palermo, Rosalia Cammà, la condanna per omicidio colposo emessa in primo grado nei confronti del dermatologo favarese G.V., va confermata.
In subordine è stato chiesto il non doversi procedere per avvenuta prescrizione del reato.
La sentenza di primo grado era stata emessa dal giudice monocratico di Agrigento Luisa Turco due anni fa.
Il medico che ha errato la diagnosi di tumore scambiato per escrescenza è stato anche condannato al risarcimento del danno ai familiari della vittima.
Questi ultimi si erano infatti costituiti parte civile con l’assistenza dell’avvocato Maria Alba Nicotra. Sono stati risarciti con una provvisionale di 20mila euro.
Il medico era accusato di avere scambiato una massa tumorale per una banale escrescenza prescrivendo al proprio cliente una cura con farmaci anziché ulteriori accertamenti.
Il professionista, per i giudici, avrebbe provocato la morte di Vincenzo Arancio, dipendente di un ristorante, deceduto il 20 agosto del 2010. L’uomo, sposato con tre figli, aveva 50 anni.
V., di fatto, non avrebbe riconosciuto il tumore. Il professionista, difeso dagli avvocati Giuseppe Barba e Diego Galluzzo che illustreranno la propria arringa il 16 maggio, aveva infatti tranquillizzato il paziente.
Arancio ha accusato i primi disturbi nel gennaio del 2005. Il dermatologo avrebbe subito prescritto delle terapie con farmaci e bruciature diagnosticando una semplice escrescenza nella zona anale. Ma si trattava di un cancro.
Solo due anni dopo i primi disturbi si scoprì, attraverso una biopsia, che si trattava di una forma tumorale e in particolare di un carcinoma.
“Fin dall’inizio, come hanno spiegato i consulenti tecnici, – aveva affermato il pm Elenia Manno durante la requisitoria del processo di primo grado – sarebbe stato semplice accorgersi che non si era davanti a una semplice escrescenza o, quantomeno, per fugare ogni dubbio bisognava eseguire accertamenti istologici per verificare la natura dei tessuti”.
“Se tutto ciò fosse stato fatto – aveva aggiunto il pm – Vincenzo Arancio si sarebbe salvato e l’evoluzione del quadro clinico poteva essere del tutto diversa”.
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