Sono stati pubblicati in questi giorni due interessanti studi che aprono nuove prospettive nel campo della prevenzione e del contrasto al tumore al seno, ancora oggi la prima causa di morte per neoplasia nel 70% dei casi.

Nel primo caso il team guidato da due ricercatrici dell’Istituto Nazionale dei Tumori (INT)Vera Cappelletti, biologa, e Maria Grazia Daidone, direttore del dipartimento di Oncologia Sperimentale e Medicina Molecolare, è riuscito a individuare il profilo molecolare che caratterizza i carcinomi mammari resistenti al trattamento con anti-estrogeni. Concentrandosi sulle cellule staminali tumorali (presenti in basso numero nei tumori umani ma in grado, da sole, di rigenerare l’intero tumore, di migrare in circolo e di dare origine alle metastasi) e sfruttando una metodologia di ricerca altamente innovativa, gli studiosi sono riusciti a individuare i geni responsabili della mancata risposta alla terapia ormonale attualmente in uso.

“Abbiamo individuato una specifica ‘firma’ molecolare che raggruppa 77 geni particolarmente attivi nei tumori delle donne che possono andare incontro a resistenza a questa terapia” sottolinea Maria Grazia Daidone. “A differenza dei biomarcatori di endocrino-resistenza finora individuati, questa firma molecolare è stata generata in un contesto biologico molto rilevante, poiché identificata da un confronto diretto tra cellule di carcinoma mammario del tutto simili, tranne che per le loro caratteristiche di staminalità. La presenza nei tumori di Rna messaggeri codificati da questi geni individua perciò la specifica sottopopolazione tumorale staminale, ritenuta responsabile della progressione metastatica, che spesso si ritrova arricchita in seguito ai trattamenti”.

Lo studio è consultabile sulla rivista scientifica Oncotarget

Attenzione agli zuccheri
Il secondo studio, pubblicato su Cancer Research è invece stato condotto presso Md Anderson Cancer Center – Università del Texas. In questo caso si parla di prevenzione e ad essere messi sotto accusa sono gli zuccheri raffinati il cui consumo farebbe lievitare il rischio di tumori al seno e metastasi ai polmoni.
Dopo una serie di esperimenti eseguiti su cavie da laboratorio gli studiosi sono riusciti a dimostrare l’effetto del consumo alimentare di zuccheri sull’attivazione di un processo metabolico chiamato 12-LOX (12-lipossigenasi), che faciliterebbe la crescita di un tumore e la diffusione delle metastasi.

Conclusioni non del tutto nuove visto che studi precedenti avevano già dimostrato una forte correlazione in tal senso. “E’ soprattutto il fruttosio a essere sotto accusa – spiega Lorenzo Cohen, coautore della ricerca e docente di Medicina Integrata all’Università texana –, più del glucosio. Ma, in generale, sappiamo che un’eccessiva assunzione di zuccheri, amidi e carboidrati, determina aumento di peso, fino ad arrivare all’obesità, stress ossidativo, danni microvascolari e cardiovascolari. A cui si aggiungono le ormai numerose conferme sul rapporto fra eccesso di zuccheri e tumore”.

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