La Cassazione, pronunciandosi su un caso di infortunio sul lavoro, ricorda le responsabilità del datore in materia di tutela della incolumità fisica dei lavoratori

Per soddisfare gli obblighi di diligenza e di cautela posti a tutela della incolumità fisica dei lavoratori dipendenti, il datore di lavoro, quale responsabile della sicurezza dell’ambiente di lavoro, è tenuto a dar loro specifiche informazioni sulle modalità di svolgimento delle attività lavorative e sull’uso dei macchinari, e risponde dell’infortunio occorso ad un dipendente a causa della mancanza di tali requisiti, senza che l’esistenza di un manuale sull’uso del macchinario valga ad esonerarlo da responsabilità. In materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, peraltro, il datore di lavoro, quale responsabile della sicurezza, ha l’obbligo non solo di predisporre le misure antinfortunistiche, ma anche di sorvegliare continuamente sulla loro adozione da parte degli eventuali preposti e dei lavoratori, in quanto, in virtù della generale disposizione di cui all’art. 2087 cod. civ., egli è costituito garante dell’incolumità fisica dei prestatori di lavoro. Inoltre, il datore di lavoro, quale responsabile della sicurezza dell’ambiente di lavoro, deve informare i lavoratori che operano sul macchinario, istruendoli sulle modalità del suo utilizzo e sulle prescrizioni del manuale di funzionamento

Sono i principi ribaditi dalla Cassazione nella sentenza n. 33980/2021. I Giudici Ermellini si sono pronunciati, nello specifico, sul ricorso di un datore di lavoro, condannato alla pena di euro duecento di multa in relazione al reato di cui all’art. 590, commi primo, secondo e terzo, cod. pen., perché, per colpa generica e per inosservanza degli artt. 2087 cod. civ., 28, commi 1 e 2, lett. a), 63, comma 1, e 122 d.lvo 9 aprile 2008 n. 8, ometteva di adottare tutti i provvedimenti tecnici, organizzativi e procedurali necessari, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori.

Nello specifico, l’imputato era accusato di aver omesso: di adottare per il lavoro in quota alla sommità del forno di fusione da 55 tonnellate adeguate impalcature o ponteggi o opere provvisionali atte ad eliminare pericoli di caduta di persone impegnate in attività lavorativa che esponevano a rischio di caduta da quota ad altezza superiore a due metri; di impedire l’accesso alla sommità del forno di fusione da 55 tonnellate di dispositivi atti ad impedire che i lavoratori non autorizzati potessero accedervi (tale non essendo una sbarra metallica solamente appoggiata sul sostegno) e di segnalare in modo visibile tale zona di pericolo; di valutare il rischio del lavoro in quota alla sommità del forno di fusione, senza utilizzo della piattaforma aerea, a cui faceva generico riferimento il DVR.

Il Tribunale aveva basato l’affermazione di responsabilità sulle dichiarazioni rese da un lavoratore, il quale aveva riferito che, mentre, assieme ad un collega, stava riparando il canale di un forno per la produzione di ghisa e si trovava a circa tre metri di altezza da terra, era inciampato su uno spunzone presente ed era caduto riportando gravi lesioni; l’infortunato aveva spiegato che la normale attività di produzione della ghisa comportava l’inevitabile deterioramento della bocca del forno, che pertanto doveva essere periodicamente ripristinata. L’ufficiale di P.G., intervenuto sul posto, a seguito di sopralluogo effettuato presso l’azienda dopo l’infortunio, aveva constatato che la sommità del forno grande di fusione era priva di qualsiasi protezione per evitare la caduta nel vuoto del personale impegnato nello svolgimento di attività manutentiva.

La Corte territoriale, nel confermare la decisione di prime cure, aveva osservato che, in ragione della natura dinamica della posizione di garanzia attribuitagli quale datore di lavoro, l’imputato non poteva limitarsi a fornire un macchinario identificabile nel miglior prodotto della tecnica esistente al momento dell’acquisto. D’altronde, non era in discussione la qualità tecnica del forno, bensì le modalità di svolgimento delle operazioni di pulizia della “bocca”. Il datore, quindi, avrebbe dovuto assicurare la sicurezza del macchinario nella fase della lavorazione e in quella di manutenzione e il DVR avrebbe dovuto descrivere e disciplinarle entrambe. La condizione di lavoratore esperto o qualificato dell’infortunato non escludeva né limitava la responsabilità del datore di lavoro. La procedura di manutenzione ordinaria del forno – cioè la pulizia della parte superiore – non era stata puntualmente codificata nel DVR ed era stata eseguita in assenza di procedure inerenti a tale fase e di cautele atte a prevenire i generici rischi di caduta dall’alto, occorrenti per qualsiasi attività lavorativa in quota.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente lamentava il vizio di motivazione in ordine all’elemento soggettivo del reato, osservando che la Corte di appello aveva illogicamente sostenuto che l’idoneità della sicurezza del forno sotto il profilo produttivo non valesse anche in relazione alla fase manutentiva. Al contrario, poiché il forno era stato progettato e costruito da un’azienda leader nel settore era ragionevole ritenerlo all’avanguardia anche in relazione ai dispositivi antinfortunistici. Inoltre, la Corte territoriale aveva erroneamente affermato che il datore di lavoro non poteva limitarsi a fornire al dipendente il miglior macchinario esistente in commercio. In realtà, l’organo giudicante non aveva valutato che, per la lavorazione alla quale era destinato quel macchinario, non occorreva un aggiornamento o un’implementazione dei dispositivi di sicurezza di cui esso era provvisto ab origine. Il macchinario era all’avanguardia al momento della vendita e continuava ad essere al passo coi tempi anche ad anni di distanza dalla sua messa in funzione.

Dal Palazzaccio, tuttavia, hanno ritenuto di non aderire alle doglianze dell’imputato, sottolineando come, tenuto conto dei principi operanti in materia, la Corte territoriale avesse correttamente individuato le ragioni dell’affermazione della responsabilità del datore, ovvero: a) la mancata tutela del lavoratore in relazione all’attività di manutenzione del macchinario, non essendo stata garantita la funzionalità dello stesso nel rispetto delle prescrizioni di sicurezza; b) l’omessa previsione delle operazioni di pulizia e manutenzione del macchinario nel DVR, nonostante dovessero essere ordinariamente effettuate; c) l’irrilevanza della sola scelta di dotare l’azienda di un macchinario di altissima qualità; d) l’omessa applicazione delle regole generali di sicurezza per le lavorazioni svolte ad altezza rilevante con particolare riferimento alle misure precauzionali di protezione previste dall’art. 122 D. Lgs. n. 81 del 2008.

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