Uccide a fucilate due cani e viene condannato in quanto non sussisteva l’imminente pericolo (Cass. pen., sez. III, 18 maggio 2022, n. 27197).

Uccide a fucilate due cani di razza Lupo Cecoslovacco e subisce la condanna penale e la condanna al risarcimento dei danni. Gli animali erano da poco scappati dal loro recinto e si erano spinti fino innanzi al portone della abitazione dell’imputato.

I proprietari degli animali citano a giudizio penale, dinanzi il Giudice di Pace di Parma, l’uomo che a colpi di fucile aveva ucciso i loro cani.

Il Giudice di Pace mandava assolto l’uomo considerando che lo stesso colpiva a fucilate i cani perché convinto di trovarsi in una situazione di pericolo e di minaccia.

La sentenza veniva impugnata dalle parti civili e il Tribunale di Parma, in funzione di Giudice d’appello, ha riformato la sentenza di primo grado, previa riqualificazione del fatto ai sensi dell’art. 544 bis c.p., ed appurando in via incidentale la responsabilità dell’imputato, lo condannava al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, da liquidarsi in separata sede, riconoscendo una provvisionale immediatamente esecutiva pari ad Euro 10.000,00.

L’imputato ricorre in Cassazione deducendo l’inosservanza di norme penali in relazione alla sussistenza della causa di giustificazione della legittima difesa.

Deduce che il giudice di primo grado, sebbene non abbia espressamente qualificato l’esimente nel dispositivo, abbia fatto chiaro riferimento alla scriminante della legittima difesa, e non a quella dello stato di necessità che il giudice di appello ha ritenuto insussistente. Erra quindi il Giudice d’appello quando esclude la scriminante dello stato di necessità, dovendosi ricorrere alla più confacente scriminante della legittima difesa, posta a tutela di qualunque diritto e per la salvaguardia di qualunque bene giuridico, e non solo della vita e incolumità personale..

La doglianza è ritenuta infondata.

Il giudice di appello ha provveduto correttamente alla previa riqualificazione giuridica del fatto contestato all’imputato, che uccide a fucilate i cani, ai sensi della fattispecie di cui all’art. 544 bis c.p., essendo questa norma posta a tutela del sentimento di affezione che nutre l’uomo nei confronti degli animali, mentre l’art. 638 c.p., che prevede una clausola di sussidiarietà espressa se il fatto costituisce più grave reato, svolge una funzione residuale e speciale.

Il giudice d’appello ha evidenziato che il ricorrente si era rifugiato all’interno della sua abitazione, considerazione che esclude in radice una situazione di attuale e imminente pericolo alla incolumità personale e ha specificato: “Se l’imputato avesse agito come dal medesimo sostenuto dietro la supposta convinzione di temere un assalto da parte di due lupi, non si comprende per quale motivo non abbia chiamato i Carabinieri o il personale della Forestale, nè è possibile conciliare la prospettazione con la decisione di gettare le carcasse sul greto del torrente”.

Quindi, anche con riferimento alle esigenze di tutela della libertà di movimento all’interno delle aree di propria proprietà, ciò che rileva è la condotta alternativa che ben avrebbe potuto tenere l’imputato che avrebbe potuto segnalare la situazione alle autorità, peraltro già a conoscenza dello smarrimento dei due animali in quanto tempestivamente allertate dai proprietari.

Tutti questi elementi hanno consentito di ritenere che l’uccisione dei due animali sia avvenuta senza alcuna necessità, potendosi prospettare azioni alternative meno gravose a tutela dell’interesse alla libera circolazione e a tutela dei due animali.

La redazione giuridica

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