Non è una novità che la Medicina Legale sia una scienza trasversale che si occupa del cittadino tutelandone i diritti a 360°, come non è una novità che da sempre esistono tre parti in un contenzioso medico legale, ed infine, non è una novità che il linguaggio e la metodologia medico legale dovrebbero essere uguali per tutti i medici legali.

Hit et Nunc – Il presente della medicina legale è qui e ora.

convegno-responsabile-civileQuesto è il titolo del convegno organizzato dalla Melchiorre Gioia in data 27-28 ottobre a Roma al quale anche il sottoscritto ha partecipato in qualità di ospite (e per questo ringrazio i colleghi Cannavò e Fineschi, come anche la Regimenti e la Frati).

Scrivo il presente articolo in quanto sento la necessità di far conoscere le mie impressioni su tale iniziativa (peraltro ben riuscita e partecipata) ai lettori medici e giuristi di Responsabile Civile non presenti all’evento.

Ho compreso dagli interventi fatti dai relatori che il medico legale è da sempre il crocevia della tutela del cittadino e delle istituzioni e che, da diversi anni, la medicina legale è in crisi di immagine e di contenuti a motivo della parcellizzazione territoriale che si è venuta a consolidare nell’ultimo ventennio.

Un linguaggio diverso in ogni regione, una metodologia valutativa diversa a seconda dei soggetti da difendere, una situazione universitaria in crisi di qualità e di immagine.

Tutto vero, tutto condivisibile e tutto motivabile.

Chiudere con il passato e ricominciare (come ha affermato dal collega Cannavò) sembra indispensabile da un lato, ma faticoso e improbabile dall’altro, se gli attori di questo auspicato “programma” non si prefissano come obiettivo primario quello della “ricerca della verità”. Tale ricerca non può che partire da un fatto logico-morale: il medico legale è soggetto indipendente, unico professionista qualificato per la valutazione del nesso di causa e del danno biologico, e unico interlocutore con la magistratura.

Prima necessità per la realizzazione di tale miracolo, che ad oggi è solo una speranza, è quella che TUTTA la medicina legale italiana si sieda attorno ad un tavolo e condivida il progetto. Solo una totale partecipazione permetterebbe di creare:

  • Un nuovo ed equilibrato barème medico legale che sia unico e allo stesso tempo rappresenti anche la risposta alle esigenze del diritto che troppo si affida alla discrezionalità del Giudice del Merito;
  • Un albo di specialisti medico legali davvero corrispondente alle necessità dei magistrati e delle compagnie di assicurazioni.

Seconda necessità è quella di eliminare le criticità che sorgono da una inadeguata gestione della terzietà dei medici valutatori che scaturisce dalla possibilità che un soggetto (medico legale) possa rappresentare entità giuridiche diverse anche se in tempi diversi.

Insomma si ritiene necessario che ci sia una netta separazione tra soggetti medico-valutatori con qualifiche e compiti diversi:

  • Consulenti che lavorano esclusivamente per i Tribunali;
  • Consulenti che lavorano solo per le Compagnie di Assicurazioni;
  • Consulenti che lavorano solo per le Strutture Sanitarie;
  • Consulenti che lavorano solo per le Aziende Pubbliche e Private.

Senza questa forma mentis nessun obiettivo è raggiungibile e dunque tanto si deve cambiare del recente presente e del passato, argomento questo da me introdotto con un mio intervento da “spettatore” nel succitato convegno e che non pochi malumori ha creato in quanto travisato nella forma e nei contenuti.

Travisato perché l’obiettivo del sottoscritto da sempre, e soprattutto da circa due anni, è quello di unire la medicina legale proponendo l’attuale e unica voce medico legale quotidiana (Responsabile Civile) a tutela del cittadino danneggiato in ogni senso.

Quindi è evidente che la proposta del “nuovo gruppo” medico legale (Cannavò – Mastroroberto – Fineschi – e altri) sia dolce musica per le mie orecchie e così come dovrebbe esserlo per l’intera medicina legale italiana.

Ma per rendere credibile tale proposta bisognerebbe:

  • Costituire un tavolo tecnico formato esclusivamente da Medici-Legali rappresentati tutte le realtà territoriali, ognuno con i propri interessi ma con l’unico obiettivo: quello di rendere la medicina legale obiettiva e terza, indipendentemente dalla lobby che si rappresenta, a motivo del fatto che la vera dignità alla medicina legale la dona il “servizio professionale e trasparente per il cittadino”.
  • Redigere delle linee guida Medico Legali partendo dalla costituzione di un Albo Nazionale dei CTU e dei Periti composto solo da professionisti specialisti in medicina legale in rapporto di esclusiva con i tribunali e selezionati in base alla qualità del lavoro fino ad oggi effettuato, oltre che ad ulteriore albo dei CTP per le compagnie di assicurazioni composte da soli medici valutatori specialisti in medicina legale, ben remunerati (proporzionalmente al valore della consulenza svolta) e veramente indipendenti.

Tutto il resto verrebbe da solo in quanto la “discesa” sarebbe stata creata dalle premesse.

Se è vero che esiste la stima da parte della Medicina Legale Italiana per il sottoscritto, mi permetto di candidarmi come co-fautore di questo sogno “italiano”, tentando di mettere attorno ad un unico tavolo tutte le realtà medico legali italiane per dare inizio a questa svolta epocale necessaria e unica risposta all’autodistruzione in corso.

 Dr. Carmelo Galipò

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4 Commenti

  1. Ritengo non congrua (e anzi francamente disallineata con i propositi che si pone tale interessante progetto) la paventata necessità di dover suddividere sistematicamente il ruolo dei consulenti medicolegali (solo per i Tribunali, solo per le Compagnie, etc.).
    Infatti, il progetto nasce per lanciare un messaggio ben preciso: esiste una sola medicina legale e una sola verità. Dividere le figure obbligatoriamente contribuirebbe invece a generare il messaggio inverso: esiste la verità del CTP, quella del medico dell’assicurazione e quella del CTU (cioè quanto è successo finora).
    Personalmente sono dell’avviso (e nella pratica tento di sforzarmi a rispettare tale linea di pensiero) che il ruolo del medico legale non dovrebbe mai essere influenzato dalla “parte” per la quale si lavora, e francamente provo molto fastidio quando, in seguito alla richiesta di consiglio a un collega su come dovrei valutare un danno, mi vedo rispondere frasi del tipo “sei di parte o sei CTU?” (intendendo il collega con tale domanda che, qualora fossi di parte mi darebbe un suggerimento, mentre qualora fossi d’ufficio me ne darebbe un altro.). Ciò che infatti dovrebbe distinguere lo specialista medicolegale dalla “massa” è, sempre a mio personalissimo avviso, la coerenza.
    Se un danno vale per esempio 8%, esso DEVE valere sempre 8% CHIUNQUE lo valuti, e quando sono in Sicilia, e quando sono in Abruzzo, e quando sono in Friuli, e quando sono un CTP, e quando sono un CTU, e quando sono un consulente per una Compagnia… Questo credo sia ricercare l’equità e la tutela della salute di ogni cittadino Italiano allo stesso modo.
    Che poi nella pratica i colleghi si comportino diversamente, non sarà forse proprio questo il problema che si sta tentando di risolvere?

    • Amico mio credo nella tua riflessione razionale, ma ti debbo fare una domanda: sei fiduciario di compagnia? Se si, ti ritieni libero, ad esempio, di valutare un colpo di frusta? Vedi, quell’oggettività che tu reclami è sacrosanta e nasce dalla cultura medico legale e dal ruolo stesso di medico valutatore, ma a parte l’ipocrisia, dove oggi si possono fare i bagni con immersione completa, distinguere i ruoli significa:
      1) essere celeri nello svolgimento dell’incarico ricevuto;
      2) essere o, meglio, appartenere a una determinata lobby (il cui significato non deve essere per forza negativo) per la quale si lavora e la quale si difende tutelandone i diritti;
      3) specializzarsi in quello che si fa e divenire “eccellente”. Hai mai provato a difendere una struttura sanitaria per 5 anni e poi difendere un paziente? Scommetterei che non sapresti che pesci prendere e come iniziare ad analizzare la pratica.
      4) avere una parcella migliore e una autorevolezza più elevata di un tutto fare;
      5) etc etc etc.

      Io spero che la riflessione fatta venga letta da tutti come riflessione di un libero professionista, indipendente, senza scheletri nell’armadio e senza timore di vivere e lavorare soprattutto in una città come Roma.
      Un caro Saluto Tommaso
      Carmelo Galipò

  2. Gentilissimo Carmelo,
    qua nessuno fa l’ipocrita, parlo semplicemente di ciò che mi è stato insegnato e di come realmente mi sono finora comportato nella mia (pur non ancora molto grande) esperienza lavorativa.
    Per quanto riguarda il colpo di frusta, ti risponderò semplicemente che mi sento libero di valutarlo anche zero punti quando faccio il CTP, come posso valutarlo anche 10 o anche 12 punti in caso di ernie traumatiche per le quali sia francamente dimostrabile la genesi traumatica e documentabile l’interessamento radicolare (caso tra l’altro che realmente ho trattato e realmente valutato con tale punteggio).
    L’obiettivo di un CTP tra l’altro è proprio questo a mio avviso: far accorgere al CTU o al fiduciario – qualora non se ne fosse già accorto da solo – che quello è un danno da 10 punti e non da 0, e non già (come invece fa la stragrande maggioranza dei colleghi) quello di dare qualche punto in più (per es. 2, 3 o anche 6 punti) a un danno che vale 0 per “tirare” verso l’alto la valutazione del medico fiduciario o del CTU.
    Per quanto riguarda la celerità, ritengo che esistano comunque – ed esisteranno sempre – colleghi più celeri e colleghi meno celeri. I secondi verranno semplicemente selezionati negativamente dalla selezione naturale come è sempre successo (a meno che dietro alla nomina di quel Consulente non soggiacciano, come purtroppo avviene per tutte le professioni, motivazioni che vanno al di là della sua professionalità).
    Per quanto concerne le lobby, ho compreso il senso in cui le intendi nel tuo commento. Tuttavia, ritengo che ogni raggruppamento/associazione/ordine alla lunga comincerebbe a creare le proprie regole e le proprie verità, diverse da quelle delle altre lobby, ritornando indi punto e a capo a dove eravamo partiti.
    Per quanto riguarda lo specializzarsi in quello che si fa e divenire “eccellente”, difendere il paziente dopo aver difeso per anni la Struttura sanitaria, ritengo di avere un’esperienza troppo acerba per potere rispondere. Ne riparliamo quantomeno tra un decennio.
    La questione parcella/autorevolezza… beh, qua la fa da padrone la concorrenza, ovvero che fin quando esisterà chi riesce a fare la stessa tipologia di consulenza che faccio io al 50% del mio onorario, è difficile che io riesca ad aumentare lo stesso senza sollevare perplessità in chi mi paga.
    Tutto questo, almeno, sempre secondo la mia personalissima opinione.
    Tommaso D’Anna

    • Tommaso mi piacerebbe conoscerti. E se ho ben capito sei specializzato da poco. Mi piace la tua linea e ti auguro un futuro eccellente in quanto penso che tu abbia una mentalità da “Indipendente” e queste mentalità mi piacciono.

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