Confermata la responsabilità del datore condannato in sede di merito per le lesioni gravissime subite da un lavoratore costretto a subire l’amputazione della gamba sinistra in seguito a un infortunio

Con la sentenza n. 35651/2021 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso dell’amministratore di una Srl, condannato in sede di merito ai sensi dell’art. 590 c.p., per aver cagionato colposamente a un dipendente gravissime lesioni personali (emorragia in politrauma maggiore e fratture multiple arti inferiori), a seguito delle quali subiva l’amputazione della gamba sinistra.

L’addebito era quello di avere omesso, in qualità di datore di lavoro, di fornire al lavoratore adeguata formazione, informazione e addestramento, consentendo che costui si ponesse alla guida di un carrello elevatore per raggiungere un reparto distante 2 Km circa dal luogo ove si trovava; durante il tragitto, a seguito di un sobbalzo, il mezzo acquisiva velocità mentre l’operaio ne perdeva il controllo, sino a capovolgersi, rimanendo intrappolato sotto il mezzo con le gambe schiacciate e nell’impossibilità di muoversi.

La Corte di appello aveva confermato l’impostazione del primo giudice, che aveva accertato l’effettiva carenza programmatica e organizzativa dell’attività della società datrice di lavoro, in cui l’indicazione dei nominativi e dei componenti delle singole squadre era funzionale al solo scopo di consentire il loro ingresso all’interno dello stabilimento, senza alcuna specificazione dell’attività che ciascuna squadra collazionata avrebbe dovuto giornalmente svolgere e senza l’indicazione dei compiti che, all’interno di ogni gruppo, il singolo operante avrebbe dovuto adempiere.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente denunciava, tra gli altri motivi, violazione di legge e vizio di motivazione, per avere il Collegio territoriale reso una motivazione manifestamente illogica e contraddittoria, fondata su una premessa insussistente, ovvero sulla presunta grave carenza organizzativa e di programmazione che avrebbe contraddistinto la ditta.

Deduceva, in particolare, che la società è un’azienda di notevoli dimensioni che svolge la propria attività in distinti settori operativi e vari rami con la presenza di oltre 200 dipendenti; che la stessa era solita programmare, già dal giorno prima, la destinazione di gruppi di lavoratori nei vari settori operativi presso lo stabilimento; che, in particolare, nella zona in cui si verificò l’infortunio erano presenti un dirigente, il capo cantiere ed il capo squadra. Sulla base di un unico episodio, il giudice di appello aveva ritenuto erroneamente la sussistenza di un andazzo generale di comportamento all’interno della società connotato da lassismo e approssimazione, senza valutare le singole condotte in concreto. Nel caso in oggetto, la S.r.l. aveva pianificato la destinazione dei lavoratori nei vari cantieri ed in particolare per il danneggiato la destinazione all’Area Parchi; era tuttavia emerso che la mattina stessa del sinistro erano state apportate delle modifiche, redatte a penna, relativamente alla destinazione del lavoratore, spostato in altra area al posto di un altro operaio, in totale difformità delle procedure di accesso allo stabilimento e senza che la società e l’imputato ne venissero informati. Rilevava, poi, che la sentenza impugnata, dinanzi alla comprovata responsabilità concorrente di capo squadra) e capo cantiere, aveva omesso di valutare le prove relative alle loro condotte, fondando tutto il suo scarno ragionamento accusatorio sulla presunta carenza organizzativa e di programmazione del lavoro della ditta. Era evidente – a detta del ricorrente – che nel caso di specie non vi fosse stato alcun controllo da parte del capo cantiere sui lavoratori destinati all’area interessata dall’incidente ed in particolare sul lavoratore che conduceva il muletto. Erroneamente il giudice di appello aveva fatto riferimento all’assenza di specifiche deleghe di funzioni tali da esonerare il datore di lavoro dalla responsabilità per infortuni; di contro, le figure del capo cantiere e del capo squadra erano istituzionalmente preposte al controllo della materiale esecuzione dei lavori e, quindi, dell’osservanza anche delle misure di sicurezza, indipendentemente da qualsivoglia investitura formale. Osservava, sulla conoscenza della particolare prassi lavorativa, che la Corte territoriale aveva omesso di valutare l’incolpevole mancanza di informazioni dettagliate da parte dell’imputato delle prassi aziendali e delle eventuali anomalie, atteso che egli era divenuto amministratore della società da appena 20 giorni prima dell’infortunio. Difettava, dunque, l’accertamento di una condotta concretamente colposa, dotata di un ruolo eziologico nella spiegazione dell’evento.

Gli Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto infondate le doglianze proposte.

La lettura congiunta delle sentenze di primo e di secondo grado consentiva, infatti, di affermare come i giudicanti avessero ampiamente e adeguatamente motivato in ordine alla responsabilità del prevenuto, muovendo da un apprezzamento di merito congruo e non manifestamente illogico, come tale insindacabile in Cassazione, costituito dalla situazione di conclamata “disorganizzazione” aziendale – accertata nel corso dell’istruttoria dibattimentale – con riferimento alla società amministrata dall’imputato ed alle cui dipendenze prestava la propria attività lavorativa la persona offesa.

In tale prospettiva, all’imputato, quale amministratore dell’azienda, era stata attribuita, non illogicamente (ed indipendentemente da eventuali responsabilità concorrenti di altri soggetti preposti), sia la colpa specifica (ex art. 71, comma 7, lett. a, d.lgs. n. 81/2008) di avere consentito che il lavoratore infortunato si ponesse alla guida del muletto senza avere le necessarie competenze e abilitazioni e senza che al medesimo fossero stati forniti “adeguati formazione, informazione e addestramento”; sia la colpa generica di avere attuato e/o tollerato un’organizzazione aziendale del tutto carente e insufficiente, nella quale, come accertato in fatto, non vi era alcuna specifica programmazione e previsione in ordine alla scelta del personale addetto alla conduzione delle macchine operatrici, tale da assicurare che esso venisse scelto fra il personale munito della necessaria e adeguata formazione e del prescritto titolo abilitativo (in particolare, veniva accertato che il personale dei gruppi di lavoro era formato senza alcuna specificazione delle rispettive mansioni, e che nonostante ciò il muletto andasse comunque portato sull’area di lavoro, indipendentemente dalla presenza nel gruppo di un soggetto abilitato a condurlo). Si trattava, pertanto, di profili colposi che erano stati correttamente addebitati al prevenuto sulla base di un ragionamento logico e coerente con i dati processualmente emersi, che aveva congruamente delineato la responsabilità colposa del datore, quale soggetto titolare delle scelte di fondo aziendali a tutela dei lavoratori, nel caso rivelatesi gravemente deficitarie sotto il profilo dell’organizzazione del lavoro e, come tali, non in linea con la normativa prevenzionistica.

La redazione giuridica

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