Partite le prime richieste di danni da parte delle famiglie di alcuni anziani morti nella RSA milanese gestita dalla Fondazione Don Gnocchi, che però ribadisce di aver messo in atto le procedure e adottato le misure cautelative definite dalle Autorità

I familiari di alcuni anziani morti all’Istituto Don Gnocchi di Milano durante l’emergenza Coronavirus, chiedono di danni in sede civile alla Fondazione della Rsa finita al centro dell’inchiesta della Procura del capoluogo lombardo sulla gestione dei pazienti nella case di riposo. Le prime richieste di risarcimento, come annunciato dall’Avvocato Romolo Reboa,  che segue circa una ventina di famiglie, sarebbero partite ieri.

Il legale – riferisce l’Adnkronos – si sofferma, in particolare, sull'”esistenza di un nesso causale diretto tra la morte” dei pazienti “ed il comportamento tenuto dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi”, struttura che, sempre secondo l’avvocato, durante l’emergenza Covid non avrebbe adottato protocolli operativi “adeguati a garantire la sicurezza dei degenti dal rischio di infezioni ospedaliere”.

La Fondazione dal suo canto fa sapere di prendere atto dell’iniziativa, a cui sarà data risposta nelle sedi opportune, dicendosi certa che la magistratura confermerà la correttezza del proprio  operato anche in sede civile.

“Come già ribadito –sottolinea la Fondazione in una nota riportata dall’Adnkronos – sin dall’inizio dell’emergenza e per tutto il suo evolversi, la Fondazione Don Gnocchi ha messo in atto le procedure e adottato le misure cautelative definite da Iss e Oms, registrando e attuando le successive implementazioni disposte dalle autorità”. Inoltre, “il reparto Covid-19 allestito su richiesta della Regione Lombardia agli inizi di marzo era ubicato, come prescritto, in una palazzina separata dal resto dei degenti con accessi e personale dedicati”.

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