Apertura dello sportello posteriore del veicolo e ferimento del pedone in transito (Cassazione penale, sez. IV, dep. 08/11/2022, n.42039).

Apertura dello sportello posteriore del veicolo e pedone in transito.

Il Giudice di Pace di Vasto condannava la passeggera del veicolo al pagamento della multa di Euro 500,00 in riferimento al reato di lesioni colpose, aggravato dalla violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale.

All’imputata si contestava di avere, quale terza trasportata sul veicolo, in sosta sul marciapiede, aperto lo sportello posteriore senza assicurarsi preventivamente della presenza di pedoni e così colpito al torace lato sinistro il pedone che percorreva a piedi il marciapiede, causandogli lesioni giudicate guaribili in 5 giorni.

Avverso la sentenza di appello l’imputata propone ricorso per cassazione lamentando l’errata valutazione delle risultanze processuali in particolare della testimonianza del conducente dell’autovettura le cui dichiarazioni non hanno per nulla corroborato, come erroneamente sostenuto dal Giudice di Pace, la versione della persona offesa; al contrario sarebbe risultato che il pedone,  distratto dal cane mentre camminava, era andato a sbattere contro la portiera dell’autovettura, che era già aperta, in quanto la imputata era scesa per fumare una sigaretta. Manca quindi qualsiasi riscontro alle dichiarazioni della persona offesa.

Il motivo è infondato.

Si prospettano, sostanzialmente, censure di merito, contestando la ricostruzione probatoria operata dal Giudice di primo grado in relazione alle emergenze processuali, con specifico riferimento alla ricostruzione dei fatti all’esito della valutazione dell’esame della persona offesa, del conducente del veicolo,  della certificazione medica rilasciata dal Pronto soccorso dell’Ospedale e della tipologia delle lesioni personali riportate dal pedone.

Ebbene, il vizio logico della motivazione deducibile in sede di legittimità deve risultare dal testo della decisione impugnata e deve essere riscontrato tra le varie proposizioni inserite nella motivazione, senza alcuna possibilità di ricorrere al controllo delle risultanze processuali; con la conseguenza che il sindacato di legittimità “deve essere limitato soltanto a riscontrare l’esistenza di un logico apparato argomentativo, senza spingersi a verificare l’adeguatezza delle argomentazioni, utilizzate dal giudice del merito per sostanziare il suo convincimento, o la loro rispondenza alle acquisizioni processuali” (in tal senso, ex plurimis, Sez. 3, n. 4115 del 27.11.1995, dep. 10.01.1996, Rv. 203272).

Tale principio, più volte ribadito dalla Cassazione, è stato anche avallato dalle Sezioni Unite, le quali hanno precisato che esula dai poteri della Corte di Cassazione quello di una “rilettura” degli elementi di fatto, posti a sostegno della decisione, il cui apprezzamento è riservato in via esclusiva al Giudice di merito.

Sulla scorta di tali principi di diritto, il Giudice di Pace ha congruamente e logicamente motivato l’affermazione di responsabilità per l’apertura dello sportello posteriore che causava lesioni al pedone in transito, fondandosi sulle dichiarazioni della persona offesa e dei testi escussi oltre che della documentazione sanitaria.

In tale motivazione ha affermato che la condotta della persona offesa e le dichiarazioni rese dai testi, rendono palese la sussistenza del comportamento colposo generico e specifico dell’imputata che, nell’aprire la portiera dell’autovettura, non ha usato quindi la massima prudenza nell’ispezione della strada che le avrebbe consentito di vedere il pedone che stava sopraggiungendo.

In chiusa, gli Ermellini ribadiscono che il loro compito non è quello di stabilire se la decisione di merito proponga effettivamente la migliore possibile ricostruzione dei fatti, né devono condividerne la giustificazione, dovendo limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con “i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento”, secondo una formula giurisprudenziale ricorrente (Sez. 5, Sentenza n. 1004 del 30/11/1999, dep. 2000, Rv. 215745; Sez. 2, Sentenza n. 2436 del 21/12/1993, dep. 1994, Rv. 196955).

Il ricorso viene dichiarato inammissibile con condanna al pagamento dell’ammenda di euro  tremila.

Avv. Emanuela Foligno

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