Mancata applicazione delle tabelle milanesi: finisce in Cassazione la liquidazione del danno non patrimoniale calcolata attraverso le tabelle romane.

Mancata applicazione delle tabelle milanesi: la Corte d’Appello utilizzava le tabelle romane dimezzando il danno non patrimoniale spettante al danneggiato.

Applicazione delle tabelle milanesi nuovamente all’esame della Suprema Corte (Cassazione Civile, Sez. III, sentenza n. 38077 depositata il 02/12/2021). La decisione qui a commento si presenta interessante anche per la disamina sul mancato riconoscimento del danno psichico in rapporto alla componente del danno non patrimoniale inerente la sfera sessuale del danneggiato.

Con sentenza ex art. 281 sexies c.p.c., la Corte d’Appello di Roma, rigettato quello in via incidentale, in parziale accoglimento del gravame interposto dalla società di Assicurazione e in conseguente parziale riforma della pronunzia del Tribunale di Roma, ha diminuito l’importo liquidato dal primo Giudice  a titolo di risarcimento dei danni subiti in conseguenza di sinistro stradale.

La decisione viene impugnata in Cassazione e il ricorrente lamenta la illegittima applicazione delle Tabelle romane e deduce che l’utilizzo di quelle milanesi avrebbe nel caso comportato la liquidazione per il danno biologico e per quello delle sofferenze ad esso ordinariamente riconducibili, pari… ad almeno euro 91.195,00, contro euro 48.752,02 liquidati dalla Corte di Appello di Roma per la componente del danno non patrimoniale.

Il ricorrente lamenta che la Corte di merito abbia immotivatamente utilizzato le Tabelle di Roma senza procedere a compiere “una adeguata personalizzazione del risarcimento” e non considerando anche l’aspetto “dinamico relazionale del danno”, anziché le Tabelle di Milano, il che avrebbe condotto a “riconoscere un risarcimento per un’invalidità permanente pari a 18 punti tabellari che con adeguata personalizzazione sarebbe stata pari a Euro 90.680,00”.

Lamenta, inoltre, che la Corte ha confuso il danno biologico-psichiatrico rilevato e liquidato in sede di C.T.U. con quella che è la componente del danno non patrimoniale relativa alle sofferenze psichiche ed al turbamento interiore conseguenti alla particolarità del danno subito alla sfera sessuale.

Gli Ermellini ribadiscono che in materia di danno non patrimoniale, i parametri delle Tabelle milanesi sono da prendersi a riferimento da parte del Giudice di merito ai fini della liquidazione del danno non patrimoniale, ovvero quale criterio di riscontro e verifica della liquidazione diversa alla quale si sia pervenuti.

Sussiste, dunque, incongruità nella decisione impugnata resa dalla Corte d’Appello di Roma, che non ha motivato le ragioni di preferenza delle tabelle romane cagionando una liquidazione del tutto sproporzionata rispetto a quella che si sarebbe raggiunta con l’utilizzo dei parametri milanesi.

Per tale ragione, assorbiti ogni altra diversa questione e differente profilo nonché gli altri motivi, la sentenza viene cassato con rinvio alla Corte d’Appello di Roma che, in diversa composizione, procederà a nuovo esame in applicazione delle tabelle milanesi disattese. 

Avv. Emanuela Foligno

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