Confermata la responsabilità della conducente di un veicolo accusata del decesso di un pedone travolto in fase di attraversamento al di fuori delle strisce

La Cassazione, con la sentenza n. 20912/2021, si è pronunciata sul ricorso di una automobilista ritenuta responsabile del reato di cui all’art. 589 comma 2″ cod. pen., perché con colpa consistita in negligenza imprudenza ed imperizia, nonché nella violazione dell’art. 140 cod. pen., alla guida di un’autovettura, nell’effettuare una svolta a sinistra, aveva investito un pedone che era in fase di attraversamento al di fuori dalle strisce, in senso perpendicolare rispetto alla direzione di marcia del veicolo, provenendo dalla fermata dell’autobus, cagionandogli lesioni che lo conducevano alla morte.

La ricorrente, tra gli altri motivi, eccepiva l’erronea applicazione della legge penale in ordine all’art. 43 cod. pen., ovvero relativamente alla nozione di colpa e di concorso di colpa, nonché vizio di motivazione, sotto il profilo dell’omessa verifica delle evidenze processuali. Nello specifica evidenziava come originariamente il Pubblico ministero avesse richiesto al G.I.P. l’archiviazione del procedimento evidenziando che alla luce del rapporto della Polizia municipale e della Consulenza tecnica non erano emersi comportamenti concreti idonei ad attribuire all’indagata la responsabilità del sinistro, determinato dall’attraversamento irregolare ed incauto del pedone. Tanto che, a seguito del provvedimento del G.I.P., all’esito dell’udienza di opposizione all’archiviazione, il Pubblico ministero aveva formulato l’incolpazione, ai sensi dell’art. 409, comma 5 cod. proc. pen., sottolineando il parere contrario e il marcato profilo di colpa del pedone, che aveva intrapreso l’attraversamento in violazione delle disposizioni dettate dall’art. 190, commi 2,3 e 5 C.d.S..

L’imputata assumeva che le evidenze processuali avevano inequivocabilmente dimostrato che il pedone “attraversò in una zona non consentita, a passo svelto, o quantomeno con una velocità normale, che il punto d’urto è interno alla carreggiata impegnata dall’automobile, che la velocità dell’auto era di km/h 40,00”. Rilevava poi che la sentenza “affermando l’avvistabilità del pedone (unico punto di antitesi fra la consulenza del Pubblico ministero e quella della difesa) omette di tenere in considerazione il tempo psicotecnico di reazione, posto che, come messo in evidenza dalla difesa, siffatto tempo era troppo ridotto rispetto alla velocità tenuta dal pedone”. Né la decisione teneva in considerazione che “al momento del sinistro pioveva, ciò diminuendo la visibilità, né che in quel punto gli automobilisti sono portati a volgere lo sguardo a destra, per porre attenzione ai veicoli che svoltano a sinistra, mentre il pedone ha attraversato in un punto vietato proprio da sinistra”. Né, infine, la sentenza si faceva carico di chiarire “se, qualora avesse potuto avvistarlo, l’automobilista avrebbe potuto con una brusca frenata evitare l’impatto con il pedone”.

Gli Ermellini, tuttavia, non hanno ritenuto di aderire alle argomentazioni proposte, rigettando il ricorso.

La Corte territoriale, seppure con motivazione stringata, aveva chiarito che la condotta colposa addebitabile alla ricorrente, da cui è derivato il mancato tempestivo avvistamento, era dipesa dall’inadeguatezza del comportamento di guida tenuta in prossimità di una fermata degli autobus, la cui presenza rendeva prevedibile anche un attraversamento sconsiderato da parte dei pedoni ed imponeva un’andatura particolarmente moderata ed un’adeguata attenzione per evitare ogni possibile sinistro.

La sentenza, dunque, aveva affrontato, in modo coerente, la prevedibilità dell’evento, recependo, senza citarlo, il c.d. principio di affidamento come maturato in ambito di circolazione stradale, ove, l’esclusione o la limitazione di responsabilità in ordine alle conseguenze alle altrui condotte prevedibili o, in altri termini, il poter contare sulla correttezza del comportamento di altri, riduce i suoi margini in ragione della diffusività del pericolo, che impone un corrispondente ampliamento della responsabilità in relazione alla prevedibilità del comportamento scorretto od irresponsabile di altri agenti.

Ed invero, la Cassazione ha specificato che “in tema di circolazione stradale, il principio dell’affidamento trova un temperamento nell’opposto principio secondo il quale l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui purché questo rientri nel limite della prevedibilità”, tanto che “l’obbligo di moderare adeguatamente la velocità, in relazione alle caratteristiche del veicolo ed alle condizioni ambientali, va inteso nel senso che il conducente deve essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione”.

Ciò che andava valutato, nella specifica situazione di fatto, era la ragionevole prevedibilità della condotta della vittima, ma anche la possibilità di porre in essere la manovra di emergenza necessaria ad evitare l’evento, per il caso del concretizzarsi del pericolo temuto, dovuto al comportamento imprudente o negligente altrui, così come alla violazione delle norme di circolazione da parte della vittima o di terzi. D’altro canto, il comportamento richiesto al conducente, in questa ipotesi, era proprio quello descritto sia dal secondo comma dell’art. 141 C.d.S. secondo cui “il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile” che dall’art. 145 C.d.S. che stabilisce l’obbligo dei conducenti, che si approssimino ad un’intersezione di “usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti”. Entrambe le disposizioni, infatti, riproducono comportamenti, la cui violazione rileva sempre, anche in termini di colpa generica, inerendo alla diligenza ed alla prudenza nella guida di veicoli.

Ebbene, per la Suprema Corte non può dubitarsi che fra gli ostacoli prevedibili vi sia un pedone che attraversa la strada in un punto privo di strisce pedonali , esponendosi ad una situazione di grave pericolo. In una simile situazione, infatti, l’ostacolo non può dirsi improvviso, proprio per la vicinanza della stazione degli autobus e del traffico pedonale adesso connesso. Inoltre, hanno rilevato ancora dal Palazzaccio – è chiaro che “in una simile situazione, come correttamente ritenuto dalla Corte territoriale, la velocità deve essere costantemente proporzionata allo spazio corrispondente al campo di visibilità al fine di consentire al conducente l’esecuzione utile della manovra di arresto, considerato il tempo psicotecnico di reazione, che deve essere tenuto in conto dal conducente, per l’ipotesi in cui si profili un ostacolo improvviso”.

La redazione giuridica

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