Le condotte di impiego, sostituzione o trasferimento dei beni di provenienza delittuosa, compiute dall’autore del reato presupposto, assumono rilevanza penale, ai sensi del nuovo art. 648-ter,comma 1 c.p. (autoriciclaggio) solo se poste in essere “in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative”

La vicenda

Il Tribunale del riesame aveva confermato il decreto emesso dal G.I.P. del Tribunale di Rovigo, con il quale era stato disposto il sequestro preventivo della somma di 86.800 euro depositata sul conto di una s.r.l., in relazione al reato di autoriciclaggio, contestato ai suoi amministratori.

Contro tale pronuncia la difesa dei due imputati aveva proposto ricorso per cassazione, lamentando la violazione dell’art. 648 ter 1 c.p., in quanto il reato di autoriciclaggio prevede l’impiego derivante dall’attività illecita in attività economiche finanziarie imprenditoriali o speculativa, mentre nel caso in esame, la società gestita dai due imputati riceveva contanti da una società olandese che si occupava di commercio all’ingrosso di fiori e piante, a fronte di fatture emesse per operazioni inesistenti.

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso perché manifestamente infondato (Seconda Sezione Penale, sentenza n. 6397/2020).

È noto che in tema di autoriciclaggio, le condotte di impiego, sostituzione o trasferimento dei beni di provenienza delittuosa, compiute dall’autore del reato presupposto, assumono rilevanza penale, ai sensi del nuovo art. 648-ter.1, solo se poste in essere “in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative”, e solo se in grado di ostacolare la provenienza delittuosa dei beni stessi: requisito, quest’ultimo, che rispetto al riciclaggio presenta connotazioni rafforzate dall’avverbio “concretamente”.
L’ipotesi di non punibilità di cui all’art. 648-ter.1 c.p., comma 4, è integrata soltanto nel caso in cui l’agente utilizzi o goda dei beni provento del delitto presupposto in modo diretto e senza compiere su di essi alcuna operazione atta ad ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa. (Sez. 2, n. 13795 del 07/03/2019).

Ebbene, nel caso in esame ricorrevano tutti i presupposti del delitto di autoriciclaggio poiché il provento della frode fiscale realizzata anche dall’imputato in favore di terzi, attraverso la creazione di società filtro cartiere che si interponevano con operazioni fittizie per consentire l’emissione di false fatture, era stato trasferito attraverso bonifici ad una ditta olandese attiva nel settore della vendita dei fiori, simulando operazioni commerciali, con causali fittizie. Il soggetto olandese restituiva, poi, all’imputato gli importi in contante, così portando a compimento un’operazione che, mediante il trasferimento dei proventi illeciti in attività economiche, era all’evidenza diretta a “ripulire” il denaro in questione.

La decisione

La circostanza che le operazioni commerciali cui erano destinati i bonifici fossero simulate e non effettive – ha aggiunto il Supremo Collegio – non inficiava la gravità indiziaria ed anzi ne era conferma del carattere illecito dell’operazione, poiché la ratio della norma penale di cui all’art. 648 ter.1 c.p., “è quella di impedire qualsiasi forma di reimmissione delle disponibilità di provenienza delittuosa all’interno del circuito economico legale, finanziario ovvero imprenditoriale, al fine di ottenere un concreto effetto dissimulatorio che costituisce quel quid pluris che differenzia la semplice condotta di godimento personale (non punibile) da quella di nascondimento del profitto illecito (e perciò punibile)”.

Per queste ragioni il ricorso è stato respinto e confermato il provvedimento di sequestro.

La redazione giuridica

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