Una puntuale pronunzia del Giudice di Pace di Firenze rammenta la necessità che gli autovelox siano omologati e periodicamente revisionati

Sull’accertamento delle infrazioni stradali eseguito con gli autovelox l’onere della prova dell’avvenuta omologazione incombe sull’Ente accertatore  che deve dimostrare la legittimità della propria pretesa creditoria. In questi termini si è espresso il Giudice di Pace di Firenze (Sentenza n. 1309/2020 del 9 luglio 2020).

Da premettere che approvazione dell’apparecchiatura e omologazione sono due concetti distinti e differenti e che la mera e sola approvazione dell’apparecchiatura rende illegittime le sanzioni comminate.

Difatti, l’omologazione riguarda le apparecchiature utilizzate per accertare la velocità su strada, come gli autovelox, per le quali non è sufficiente l’approvazione. Essa viene eseguita dal Ministero dello Sviluppo Economico per verificare la rispondenza e l’efficacia di un determinato apparecchio alle prescrizioni stabilite nel predetto regolamento. 

L’approvazione, invece, viene effettuata dal Ministero dei Trasporti e riguarda la richiesta relativa a elementi per i quali il regolamento non stabilisce le caratteristiche fondamentali o particolari prescrizioni. 

Del resto è lo stesso Codice della Strada (art. 142) a stabilire che per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova idonee solo le risultanze di apparecchiature omologate anche per il calcolo della velocità media di percorrenza du determinati tratti.

I principi dettati dalla giurisprudenza, oltre a distinguere l’approvazione dalla omologazione,  evidenziano a chiare lettere che il combinato disposto degli artt. 45 e 142, comma 6, CdS, nonché degli art. 192 e 345 Reg. CdS, che le apparecchiature di rilevamento della velocità debbano essere obbligatoriamente sottoposte a procedura di omologazione disciplinata dall’art. 192 CdS e che ogni diversa procedura adottata per tale tipo di apparecchiatura debba ritenersi illegittimoin quanto inidoneo a conferire certezza ai rilevamenti.

Anche per quanto concerne l’onere della prova, evidenzia il Giudice di Pace, sono pacifici e consolidati i precedenti giurisprudenziali che lo collocano in capo alla Pubblica Amministrazione creditrice che non solo deve dimostrare, appunto, la corretta omologazione, ma anche la effettuazione delle verifiche periodiche dell’apparecchio.

Pacifico infatti che sia l’Ente accertatore a dovere provare la sussistenza della pretesa sanzionatoria vantata nei confronti dell’automobilista multato.

Nel caso esaminato una donna proponeva opposizione avverso l’Ordinanza ingiunzione della Prefettura di Firenze che aveva respinto il suo Ricorso contro il verbale di accertamento emesso dalla Polizia Provinciale, lamentando la mancanza di omologazione dell’apparecchio autovelox con cui era stata rilevata la violazione.

Il Giudice di Pace accerta la mancanza di prova da parte dell’Ente della legittimità dell’accertamento e ribadisce che “la pubblica amministrazione è tenuta a provare rigorosamente, ai sensi dell’art. 2697, 1° comma, c.c., la fondatezza dei fatti e delle motivazioni poste a fondamento del provvedimento impugnato e quindi la sussistenza della propria pretesa sanzionatoria”.

Nel corso del giudizio, infatti, la Prefettura di Firenze non ha depositato il certificato di omologazione dell’apparecchio e neppure la documentazione dalla quale risultava la corretta presegnalazione dell’autovelox.

Non essendovi dunque prove sufficienti della responsabilità dell’automobilista il Giudice accoglie l’opposizione e annulla l’Ordinanza ingiunzione.

Avv. Emanuela Foligno

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