La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare inflitta ad un avvocato per non aver partecipato a due udienze quale difensore di fiducia di distinti imputati senza allegare alcun legittimo impedimento e senza nominare un sostituto processuale, ribadendo il principio del divieto di reformatio in pejus

In seguito ad una segnalazione da parte del Cancelleria di una delle sezione penali del Tribunale di Milano, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano deliberava l’apertura del procedimento disciplinare a carico di un avvocato, contestandogli, tra gli altri, i seguenti addebiti:

a) non aver partecipato a due udienze quale difensore di fiducia di distinti imputati senza allegare alcun legittimo impedimento e senza nominare, altresì, un sostituto processuale;

b) non aver dato riscontro alle richieste di deduzioni ed osservazioni sollecitate dal COA con apposita raccomandata.

L’avvocato e a sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione

All’esito del dibattimento, il citato Consiglio professionale, ravvisata la sussistenza dei due indicati addebiti irrogava all’avvocato la sanzione della sospensione dall’esercizio della professione per la durata di mesi tre.

Il professionista proponeva appello al Consiglio Nazionale Forense, che decidendo sulla impugnazione, la rigettava parzialmente. Ad ogni modo, il CNF, pur escludendo la sussistenza del secondo addebito, ravvisava l’adeguatezza della sanzione disciplinare già inflitta dal COA, avuto riguardo alla natura dei fatti contestati e alla ricorrenza della recidiva specifica.

Contro tale decisione il professionista ha proposto ricorso per cassazione lamentando, tra gli altri motivi,

la violazione del principio del divieto della “reformatio in pejus” della sentenza di secondo grado, poiché, per effetto dell’assoluzione dall’addebito consistito nel non aver dato riscontro alla richiesta di chiarimenti fatta dal COA, il CNF avrebbe dovuto ridurre la sanzione irrogata all’esito del giudizio disciplinare di prime cure.

Ebbene, sotto questo profilo il ricorso è stato accolto, perché fondato. Le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 2506/2020) hanno condiviso l’assunto difensivo secondo cui una volta escluso l’addebito consistito nel non aver dato riscontro alla richiesta di chiarimenti fatta dal COA, il CNF non poteva legittimamente confermare l’entità della sanzione come inflitta dal primo giudice ma avrebbe dovuto computare la graduale riduzione della stessa, determinandola con esclusivo riguardo al primo illecito (consistito nel non aver partecipato a due udienze quale difensore di fiducia di distinti imputati senza allegare alcun legittimo impedimento e senza nominare, altresì, un sostituto processuale), del quale era stata ravvisata la sussistenza, in conformità alla decisione del COA.

Tanto ha determinato la cassazione dell’impugnata sentenza ed il rinvio per nuovo esame al CNF, in diversa composizione, per la rideterminazione in melius della sanzione a carico del ricorrente.

La redazione giuridica

Leggi anche:

COMPENSO: L’AVVOCATO DEVE PROVARE IL TITOLO, NON IL MANCATO PAGAMENTO

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui