Bollettini in farmacia, Fofi: passo indietro nell’evoluzione del ruolo del farmacista

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La Federazione critica il progetto presentato nel corso della manifestazione PharmEvolution di Catania

“E’ con grande disappunto che vediamo confondere il concetto di ‘farmacia dei servizi’ con la possibilità di rendere nelle farmacie dei servizi che nulla hanno a che fare con la professionalità e le competenze del farmacista, e neppure con la vita amministrativa del Servizio sanitario nazionale, quali il CUP e le altre attività di supporto alle prestazioni territoriali”. Non è piaciuto alla Federazione Ordini Farmacisti Italiani il progetto lanciato nel corso della manifestazione PharmEvolution di Catania che prevede la possibilità per i cittadini di pagare i bollettini di conto corrente postale in farmacia.

Il Segretario, Maurizio Pace, sottolinea come la Federazione operi da anni, con successo, per affermare la farmacia come presidio sanitario in cui operano professionisti in grado di rendere, oltre alla dispensazione e al consiglio sul farmaco anche altre prestazioni volte alla tutela della salute. “Sono quelli che tecnicamente si chiamano servizi cognitivi – specifica Pace -, che sono possibili solo grazie alla formazione e alle conoscenze del farmacista, non alla presenza in farmacia di un POS”.

Sono tali servizi che rendono l’attività della farmacia non contendibile da altri operatori. “Perché allora non vendere ricariche telefoniche o biglietti dei mezzi pubblici? chiede polemicamente il Segretario, sottolineando come sia un controsenso che la figura del farmacista, che ha intrapreso  un percorso di studi lungo e oneroso economicamente, si trovi a “smaltire le bollette della luce”.

Per la FOFI iniziative di questo genere costituiscono un passo indietro nell’evoluzione del ruolo del farmacista, e un regalo inaspettato a chi ritiene che la farmacia sia, in fin dei conti, un’attività economica come un’altra e che, quindi, può essere regolata – o meglio deregolata – come tutti gli altri esercizi commerciali. “L’esatto opposto – conclude Pace – di quanto richiede la tutela del cittadino, che quando ricorre al farmacista deve esporre un problema di salute e ha il diritto di non essere in coda con chi ha tutt’altre necessità”.

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