Cade sulla strada in cui risiede a causa di una anomalia dell’asfalto (Cassazione civile, sez. VI, 05/10/2022, n.28870).

Cade sulla strada in cui risiede e gli viene negato il risarcimento per le lesioni riportate.

Il danneggiato citava \2, a causa di una buca nella pavimentazione della via e chiedendo la condanna dell’ente al risarcimento dei danni, posto che aveva subito lesioni personali.

Il Tribunale rigettava la domanda e, successivamente, la Corte d’Appello di L’Aquila rigettava il gravame.

L’uomo ricorre in Cassazione articolando tre motivi di censura.

Il primo motivo si incentra sulla non corretta valutazione delle prove da parte dei Giudici di merito; il secondo denuncia violazione e falsa applicazione, ancora ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, degli artt. 115 e 116 c.p.c., e degli artt. 2051 e 2697 c.c., con riferimento alla circostanza della vicinanza della buca all’abitazione del ricorrente e della conoscibilità della stessa; Il terzo, e ultimo, motivo, denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 112,342 e 346 c.p.c., con riferimento all’art. 360 codice di rito civile, comma 1, nn. 3 e 4.

Tutte le censure sono aspecifiche.

In particolare: il primo mezzo ha riguardo essenzialmente a profili di apprezzamento del materiale istruttorio, costituito da fotografie dello stato dei luoghi e deposizioni di testimoni, presenti al fatto del ricorrente che cade sulla strada, ma non affronta, se non contrapponendo una propria valutazione a quella del Giudice di merito, il tema dell’errore di diritto, se non ina via del tutto superficiale, mediante richiamo delle norme asseritamente violate, ossia degli artt. 115 e 116 codice di rito civile e soprattutto non censura, pur sempre nella prospettiva dell’errore di applicazione delle norme, l’affermazione principale sulla quale poggia la motivazione della Corte territoriale, dell’esclusione di una buca nella pavimentazione della strada interessata.

Per quanto riguarda la seconda censura, è pacifico che il danneggiato abiti nella stessa strada luogo della caduta e, dunque, ben avrebbe dovuto conoscere tali luoghi, in modo tale che la asserita situazione di pericolo doveva essere adeguatamente prevenuta.

Il terzo motivo di ricorso, è incentrato sull’asserita ultrapetizione compiuta da parte della Corte territoriale.

Il mezzo è del tutto sfornito di specificità; vale sul punto osservare che il ricorso, nell’esposizione del detto motivo, non riporta i passi salienti dell’atto di appello dai quali possa desumersi in quale modo il Tribunale di L’Aquila abbia ecceduto i limiti della sua cognizione, come delimitati dai motivi dell’appellante (sulla configurabilità del vizio di ultrapetizione si veda, inoltre, di recente: Cass. n. 16608 del 11/06/2021 Rv. 661686 – 01).

Conclusivamente, il ricorso, nel riscontro di ragioni di inammissibilità e di infondatezza delle censure, viene rigettato.

Avv. Emanuela Foligno

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