Responsabile il titolare di un ristorante per la caduta di una statua che colpisce un bambino per la precaria posizione del pesante manufatto

La inadeguata posizione del manufatto, alto circa un metro e settanta centimetri e pesante 60 chilogrammi, rende irrilevante la condotta imprudente del bambino, che aveva sollecitato la statua, arrampicandosi su di essa (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, Ordinanza n. 14422 depositata il 25 maggio 2021- Presidente Amendola, Relatore Positano).

La vicenda trae origine da un tragico incidente avvenuto all’interno di un ristorante, dove un bambino di quattro anni provocava la caduta di una statua in legno e rimanendo schiacciato decedeva.

Nonostante il comportamento imprudente del bambino, non è stata esclusa la responsabilità della titolare dell’esercizio commerciale, che patteggiava in sede penale e veniva condannata al risarcimento del danno.

Entrambi i gradi di merito confermavano infatti la responsabilità del ristoratore, condannandolo al risarcimento del danno in favore dei genitori.

La vicenda approda in Cassazione dove il soccombente contesta che “il bambino aveva posto in essere una condotta imprevedibile, arrampicandosi sulla statua in legno o, comunque, sollecitandola e facendola cadere” e la quantificazione del danno non patrimoniale.

Gli Ermellini, preliminarmente, ritengono pienamente provato il rapporto di causalità tra il bene in custodia e l’evento dannoso.

Difatti, il Giudice d’Appello di Palermo osservava che “la statua presentava una propensione in avanti e una precaria collocazione, confermata dall’esistenza di piccoli vassoi in polistirolo per assestarne l’equilibrio del tutto inadeguati per consistenza e dimensioni, in confronto alla significativa altezza e al rilevante peso del manufatto”.

Correttamente, la Corte territoriale ha applicato il principio secondo cui “l’uccisione di una persona fa presumere da sola, ex art. 2727 c.c., una conseguente sofferenza morale in capo ai genitori, al coniuge, ai figli od ai fratelli della vittima .().. è pertanto onere del convenuto provare che vittima e superstite fossero tra loro indifferenti o in odio, e che di conseguenza la morte della prima non abbia causato pregiudizi non patrimoniali di sorta al secondo” (cfr. Cass. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 3767 del 15/02/2018 e da ultimo, Cass. Sez. 3, n. 25843 del 13/11/2020);

Sulla scorta di tali elementi, correttamente, è stata acclarata la responsabilità della struttura nonostante la condotta imprevedibile del minore che ha sollecitato la statua, arrampicandosi su di essa.

Infine, riguardo la doglianza inerente la quantificazione del danno non patrimoniale, gli Ermellini ribadiscono che “la prova del danno può essere fornita anche con presunzioni semplici, riferita agli elementi fattuali dai quali desumere l’esistenza e l’entità del pregiudizio”.

Tale profilo è stato correttamente ed espressamente valutato in Appello, ove è stato soppesato –per la liquidazione del danno da perdita parentale-, lo stravolgimento della vita familiare causato dalla perdita improvvisa di un figlio di così tenera età; lo stretto vincolo di parentela; l’intangibilità della sfera degli affetti; i radicali cambiamenti dello stile di vita.

In conclusione, il ricorso è destituito di fondamento e viene rigettato con condanna della ricorrente al pagamento delle spese di lite liquidate in euro 7.800,00 oltre spese forfettarie e accessori.

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile e vuoi ottenere, in breve tempo, il risarcimento del danno subito? Scrivici per una consulenza gratuita di procedibilità a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Liquido oleoso provoca la caduta, si al risarcimento per omessa custodia

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui