Il cliente, in seguito a una caduta nel bar a causa della pavimentazione scivolosa e invoca in giudizio la responsabilità per custodia del gestore-proprietario (Tribunale di Novara, Sentenza n. 633/2021 del 11/10/2021 RG n. 1661/2016)

Con atto di citazione il danneggiato chiama a giudizio il titolare dell’esercizio commerciale onde ottenerne la condanna al pagamento di euro 11.003,54 a titolo risarcitorio per i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti, previo accertamento della responsabilità esclusiva della convenuta, ex art. 2051 c.c., per la caduta nel bar.

L’attore deduce che:

– in data 19.3.2015 si recava presso il Bar, allorquando, recatosi in bagno, cadeva rovinosamente a terra a causa della pavimentazione scivolosa;

– accusando nell’immediatezza forti dolori al braccio sinistro, veniva soccorso da alcuni avventori del locale, che assistevano all’accaduto;

– si recava subito presso un fisioterapista di sua fiducia e in data 23.3.2015 dall’esame ecografico riscontrava rottura tendinea distale del braccio sinistro;

– prontamente il sinistro veniva denunciato dal Bar alla propria Compagnia di assicurazione, la quale respingeva la richiesta di risarcimento ritenendo insussistente il nesso causale tra i danni e l’evento.

La causa viene istruita mediante prova per testi ed espletamento di CTU medico -legale e, nel merito, la domanda viene ritenuta fondata.

La responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia ha carattere oggettivo e, ai fini della sua configurabilità, è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e l’evento dannoso, indipendentemente dalla pericolosità attuale o potenziale della cosa stessa (e, perciò, anche per le cose inerti) e senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza.

La responsabilità è esclusa in tutti i casi in cui l’evento sia imputabile ad un caso fortuito riconducibile al profilo causale dell’evento e, perciò: a) quando si sia in presenza di un fattore esterno che, interferendo nella situazione in atto, abbia di per sé prodotto l’evento (assumendo il carattere del c.d. fortuito autonomo); b) quando si versi nei casi in cui la cosa sia stata resa fattore eziologico dell’evento dannoso da un elemento o fatto estraneo del tutto eccezionale (c.d. fortuito incidentale), e per ciò stesso imprevedibile, ancorché dipendente dalla condotta colpevole di un terzo o della stessa vittima .

Ciò posto, il titolare del Bar ha espressamente dichiarato in comparsa di costituzione di non contestare la dinamica dei fatti , ma la quantificazione dei danni, chiedendo il rigetto della domanda sulla base dell’inesigibilità di un controllo costante delle condizioni del pavimento del bagno, dato il numero di avventori del locale.

Pacifico il fatto storico, il Tribunale passa al vaglio il nesso causale.

Sul punto appare dirimente la conclusione cui è pervenuto il CTU, che viene integralmente condivisa dal Giudicante.

Al riguardo viene chiarito che ” Il giudice di merito, quando aderisce alle conclusioni del consulente tecnico che nella relazione abbia tenuto conto, replicandovi, dei rilievi dei consulenti di parte, esaurisce l’obbligo della motivazione con l’indicazione delle font i del suo convincimento, e non deve necessariamente soffermarsi anche sulle contrarie allegazioni dei consulenti tecnici di parte, che, sebbene non espressamente confutate, restano implicitamente disattese perché incompatibili, senza che possa configurarsi vizio di motivazione, in quanto le critiche di parte, che tendono al riesame degli elementi di giudizio già valutati dal consulente tecnico, si risolvono in mere argomentazioni difensive “.

Nell’elaborato si legge: ” riferisce che, in data 19.3.15, alle ore 19.30 circa, mentre si trovava in Ghemme, presso il Bar, recatosi in bagno, a causa della presenza di tracce di gelato sul pavimento, scivolò e cadde al suolo protraendo gli arti superiori in avanti (estesi e addotti) in difesa, per non urtare il capo al suolo. Rialzatosi autonomamente, avvertì immediato dolore al braccio sinistro. Su consiglio di alcuni clienti del bar, quella stessa sera si rivolse ad un fisioterapista, che consigliò l’esecuzione di un esame ecografico ….(….) la rottura del tendine distale del bicipite brachiale appare chiaramene dall’esame ecografico eseguito dopo il sinistro ….(….). E’ esclusa la sussistenza del nesso causale tra la rottura del tendine distale e il sinistro per cui è causa. Come risulta dalla letteratura scientifica in merito, riportata nella sezione VII, nonché dalle guide di riferimento valutativo medico legale, la rottura del suddetto tendine si verifica tipicamente per applicazione di forza in estensione ad avambraccio flesso e supinato, modalità che il Ricorrente ha escluso con certezza, anche a specifica domanda. Egli si è mostrato infatti sicuro nel descrivere la dinamica, negando esplicitamente di avere afferrato durante la caduta maniglie/corrimani o altre superfici, ovvero di aver in altro modo effettuato uno sforzo in flessione del braccio, in quel caso compatibile con la rottura del tendine bicipitale distale. Stando pertanto a quanto riferito, pur essendo soddisfatto il criterio cronologico, non è possibile ammettere una compatibilità tra il fatto descritto e la suddetta lesione, non possedendo lo stesso una sufficiente idoneità lesiva qualiquantitativa “.

Il CTU ha pertanto riconosciuto un periodo di inabilità temporanea di giorni 15 al 50% e di giorni 15 al 25%, in relazione ad un trauma contusivo da caduta accidentale.

Non vengono prese in considerazione le osservazioni del CTP attoreo, secondo il quale il periziando, nel corso delle operazioni peritali, avrebbe “riferito che la caduta è avvenuta causa scivolamento e nel tentativo di proteggersi ha esercitato una forza sull’avambraccio flesso e supinato contro la parete del bagno”.

Il Giudice evidenzia che” Il consulente tecnico, nell’espletamento del mandato ricevuto, può chiedere informazioni a terzi ed alle parti, per l’accertamento dei fatti collegati con l’oggetto dell’incarico, senza bisogno di una preventiva autorizzazione del giudice e queste informazioni, quando ne siano indicate le fonti, in modo da permettere il controllo delle parti, possono concorrere con le altre risultanze di causa alla formazione del convincimento del giudice; il CTU nella verbalizzazione di siffatte informazioni, in quanto ausiliario del giudice, ha la qualità di pubblico ufficiale e, pertanto, l’atto da lui redatto, il quale attesta che a lui sono state rese le succitate informazioni fa fede fino a querela di falso “.

Ergo, viene ritenuta vera la circostanza secondo cui l’attore avrebbe dichiarato al CTU di essere caduto al suolo protraendo gli arti superiori in avanti (estesi e addotti) in difesa, per non urtare il capo al suolo, negando esplicitamente di avere afferrato durante la caduta maniglie/corrimani o altre superfici, ovvero di aver in altro modo effettuato uno sforzo in flessione del braccio.

Pacifico il fatto storico e accertato il nesso solo con riguardo al trauma contusivo da caduta accidentale, il gestore del Bar non ha assolto all’onere di dimostrazione del caso fortuito, essendosi limitatao ad allegare l’impossibilità di controllo assiduo delle condizioni della pavimentazione, senza articolare alcuna istanza istruttoria in tal senso.

La domanda attorea risulta fondata nei limiti accertati dal CTU e viene liquidato l’importo inerente alla I.T.

Passando all’esame della domanda di manleva, svolta dal Bar nei confronti della propria Assicurazione, la stessa non è ritenuta fondata e viene respinta.

La domanda di risarcimento del danno non può trovare accoglimento poiché non risulta dimostrata la sussistenza del nesso causale tra le condizioni del pavimento e l’evento lesivo occorso all’utente.

Dall’esito del giudizio non risulta raggiunta la prova della dinamica del fatto e dunque del nesso causale tra le condizioni della pavimentazione e l’evento lesivo, il cui onere gravava sull’attore.

In conclusione, il Tribunale di Novara, accoglie parzialmente la domanda attorea e, per l’effetto, condanna il Bar al pagamento, di euro 534,27, oltre interessi; compensa integralmente le spese di lite tra il danneggiato e il Bar; condanna il Bar a pagare le spese di giudizio della Compagnia assicuratrice, liquidate in euro 4.835,00.

Le spese della CTU Medico-Legale vengono poste a carico di attore e convenuto, in parti uguali.

Avv. Emanuela Foligno

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