Annullata la condanna nei confronti del titolare di una caffetteria accusato di disturbo alle occupazioni e al riposo delle persone

Aveva disturbato le occupazioni ed il riposo del denunciante, con il rumore provocato dalla sua attività. Per tale motivazione il titolare di una caffetteria era stato condannato dal Tribunale di Ascoli Piceno, ai sensi dell’art. 81 c.p.v. e dell’art. 659 cod. pen.

La Corte di Cassazione, tuttavia, con la sentenza n. 50772/2019 ha ritenuto fondato il ricorso presentato dall’imputato, annullando la pronuncia impugnata, senza rinvio, perché il fatto non sussiste.

Il reato previsto dall’art. 659 cod. pen. – spiegano dal Palazzaccio – presuppone l’accertamento della capacità delle emissioni sonore di danneggiare potenzialmente una collettività indistinta di persone. Al proposito la giurisprudenza di legittimità evidenzia che, in ragione della natura di reato di pericolo presunto, non è necessaria la prova dell’effettivo disturbo di più persone essendo sufficiente l’idoneità della condotta a disturbarne un numero indeterminato.

L’interesse tutelato dalla norma, quindi, è la pubblica tranquillità, sotto il profilo della pubblica quiete, la quale implica di per sé l’assenza di cause di disturbo per la generalità dei consociati.

Siccome l’evento disturbante deve avere la potenzialità di essere sentito da un numero indeterminato di persone, la contravvenzione non sussiste allorché i rumori arrechino disturbo solo a determinati soggetti.

Nel caso in esame il Giudice aveva accertato il disturbo esclusivamente nei confronti del denunciante. Questi aveva riferito di essere stato disturbato dai rumori del bar sovrastante la sua abitazione. Il proprietario dell’esercizio commerciale, peraltro, aveva effettuato lavori di insonorizzazione del pavimento per ovviare alla lamentata situazione.

Il Giudice si è limitato a considerare in diritto che i rumori avevano superato la normale tollerabilità, senza preoccuparsi di indagare la diffusività degli stessi ed il potenziale danno ad una serie indeterminata di soggetti.

Pertanto la motivazione era inidonea a fondare la responsabilità penale per il reato ascritto in quanto mancava l’elemento oggettivo della fattispecie criminosa.

La redazione giuridica

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