In occasione del decennale dell’Ovarian Cancer Center dello IEO, gli esperti fanno il punto su prevenzione e trattamento del carcinoma ovarico nel nostro Paese
Per la prima volta l’incidenza del carcinoma ovarico tende a diminuire in maniera statisticamente significativa, -0,8% per anno, mentre la sopravvivenza aumenta grazie ai farmaci innovativi. Un’inversione di tendenza confermata dai più importanti ginecologi oncologi a livello internazionale, riuniti all’Istituto Europeo di Oncologia.
La svolta però, sottolineano gli esperti, riguarda solamente chi afferisce ai centri superspecializzati, che in Italia purtroppo sono ancora una rarità. “Nel 2008 nasceva presso l’Istituto Europeo di Oncologia l’Ovarian Cancer Center (OCC)”. Lo ricorda in occasione del decennale Nicoletta Colombo, Direttore del Programma di Ginecologia IEO.
Gli obiettivi principali erano quelli di migliorare le tecniche di diagnosi precoce, la sopravvivenza e la qualità di vita delle pazienti con tumore ovarico. Contemporaneamente, il fine era incrementare la ricerca di nuove cure. L’intenzione era anche creare un modello di alta specializzazione, che garantisse una continuità di cura e di sostegno assistenziale nel corso del complesso iter terapeutico. “Numerosi studi sottolinea – Colombo – hanno dimostrato infatti che la gestione delle pazienti con carcinoma ovarico da parte di ginecologi oncologi, all’interno di strutture specializzate, si traduce in un significativo e concreto miglioramento della cura ed ha in ultima analisi anche risvolti economici positivi per il sistema sanitario”.
Lo IEO OCC nasce quindi per rispondere a un bisogno clinico urgente, ma la ricerca è il suo tratto distintivo.
“Grazie all’elevato numero di pazienti che afferiscono al centro – continua Colombo – siamo in grado di offrire l’accesso a numerosi studi clinici con farmaci sperimentali. I trials in corso includono l’utilizzo di farmaci innovativi come l’immunoterapia, i PARP inibitori, gli anticorpi coniugati con farmaci”.
La ricerca, inoltre, non riguarda soltanto il trattamento ma anche la prevenzione. L’Istituto collabora ad uno studio Europeo (FORECEE) che vuole identificare le donne a rischio di sviluppare uno dei quattro tumori femminili (mammella, ovaio, utero e cervice) attraverso un prelievo dalla cervice uterina (simile al Pap test) o dalla saliva. Inoltre, possiede un laboratorio di ricerca dedicato, che utilizza i campioni tumorali asportati chirurgicamente per numerosi progetti di ricerca.
Il tumore ovarico è una malattia insidiosa perché non presenta sintomi e non ha esami di screening di popolazione.
Viene quindi diagnosticata in 8 casi su 10 in fase avanzata, quando sono necessari trattamenti complessi che richiedono una expertise e una preparazione molto specifica. A spiegarlo è Angelo Maggioni, Direttore della Chirurgia ginecologica. “Per il decennale dello IEO Ovarian Cancer Center – prosegue – chiediamo alle autorità politiche, alle associazioni pazienti e ai media di aiutarci a rendere consapevoli le donne che ricevono una diagnosi di tumore ovarico, dell’importanza di recarsi subito in un centro ad alta specializzazione”.
In Italia per il 2018 sono attesi 5.200 nuovi casi di tumore ovarico, vale a dire 3% dei tumori femminili. Gli ultimi dati disponibili (2015) indicano che i decessi causati da questo tumore in Italia sono stati 3.186 (5% dei decessi per tumore nelle donne). Nonostante una buona risposta al trattamento di prima linea, circa il 70% delle pazienti recidiva entro 3 anni dalla diagnosi. Grazie ai nuovi trattamenti oggi è possibile cronicizzare la malattia anche per anni, con una buona, spesso ottima, qualità di vita.
Leggi anche:





