Infortunio sul lavoro e concorso di colpa della lavoratrice: riconosciuta la colpa della lavoratrice nella misura del 30%. (Cassazione Civile, Sez. VI, sentenza n. 36865 del 26/11/2021)

La Corte d’Appello di Venezia, confermava la pronuncia del Tribunale di Vicenza che accertava il concorso di colpa della lavoratrice, respingeva l’appello proposto dalla lavoratrice, accoglieva la domanda di risarcimento del danno conseguente ad infortunio sul lavoro condannando il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, l’Ufficio scolastico regionale per il Veneto, Ufficio VIII di Vicenza e il Liceo scientifico statale al pagamento di Euro 7.885,28 oltre accessori.

La Corte rilevava che la lavoratrice cadeva nel piazzale ghiacciato adibito a parcheggio della scuola presso la quale svolgeva attività di collaboratrice ATA, in quanto uscita da una porta secondaria ove era affisso il cartello di “divieto di accesso-uscita, da utilizzare solo in caso di emergenza”. Per tale ragione considerava, ex art. 1227 c.c., comma 1, il concorso di colpa della lavoratrice nella misura del  30%,  in quanto a conoscenza dello stato dei luoghi (avendo, tra i suoi compiti, e dei suoi colleghi, quello di mantenere pulito il piazzale ed avendo percorso il medesimo piazzale la mattina stessa) ed avendo adottato un comportamento imprudente (non avendo ben ponderato il tragitto da percorrere per recarsi alla fermata dell’autobus e indossando calzature non adatte al periodo di intemperie invernali).

La donna ricorre in Cassazione contestando il concorso di colpa e deducendo che la ipotizzata condotta imprudente è giuridicamente vanificata dal fatto che il datore di lavoro non ha diligentemente adempiuto ai propri innumerevoli obblighi e doveri (manutenzione del cortile in buono stato di efficienza, imposizione del divieto di transito al personale), in materia di prevenzione e sicurezza dei luoghi di lavoro, la cui osservanza avrebbe certamente, o con ragionevole probabilità, evitato l’evento.

Il ricorso è infondato.

Gli Ermellini ribadiscono che, quella dell’art. 2087 c.c., non costituisce ipotesi di responsabilità oggettiva e che il lavoratore è onerato della sola prova della nocività del lavoro, spettando poi al datore dimostrare di avere adottato tutte le misure cautelari idonee ad impedire l’evento.

In particolare, è stato chiarito che la responsabilità datoriale si fonda sulla violazione di obblighi di comportamento, a protezione della salute del lavoratore, imposti da fonti legali o suggeriti dalla tecnica, purché concretamente individuati.

Conseguentemente, la regola di diritto è quella per cui “una volta addotta ed individuata una cautela che fosse idonea ad impedire l’evento e che non sia stata attuata, ne resta radicata la responsabilità datoriale”.

Se la radice causale ultima dell’evento, pur in presenza di un comportamento del lavoratore astrattamente non rispettoso di regole cautelari, si radichi nella mancata adozione, da parte del datore di lavoro, di forme tipiche o atipiche di prevenzione, individuabili e pretendibili ex ante, la cui ricorrenza avrebbe consentito di impedire con significativa probabilità l’evento, la responsabilità rimane radicata esclusivamente in capo al datore di lavoro.

Ciò detto, non può escludersi che il comportamento, autonomamente intrapreso, ma non tale da non integrare gli estremi del rischio elettivo, possa determinare un concorso di colpa della lavoratrice, da regolare ai sensi dell’art. 1227 c.c.,  allorquando l’evento dannoso non possa dirsi frutto dell’incidenza causale decisiva del solo inadempimento datoriale, ma derivi dalla indissolubile coesistenza di comportamenti colposi di ambo le parti del rapporto di lavoro.

La Corte territoriale non si è discostata da questi principi nella misura in cui, analizzando le circostanze dell’infortunio, ha rilevato come l’entrata-uscita utilizzata dalla dipendente doveva essere utilizzata solamente in caso di emergenza, la circostanza era debitamente segnalata con cartello, l’entrata-uscita principale della scuola era stata posta in sicurezza (spalatura della neve e spargimento di sale) e la pericolosità del luogo era nota all’infortunata la quale avrebbe dovuto assumere maggiore prudenza nella scelta del tragitto da compiere e nell’utilizzo di calzature adeguate alle condizioni climatiche di quel periodo.

Conclusivamente il ricorso viene rigettato con conferma del concorso di colpa della lavoratrice nella misura del 30%.

La redazione giuridica

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