Secondo il Tribunale, le condotte colpose dei sanitari avrebbero costituito fattore causale determinate del decesso di un uomo morto nel 2011 per un arresto cardiaco

Due medici cardiologi, in servizio nel luglio del 2011 in una clinica privata di Catanzaro, sono stati condannati dal Tribunale monocratico del capoluogo di provincia calabrese per il decesso di un vigile del fuoco in pensione. La pena ammonta rispettivamente a 15 mesi e un anno di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della parti civili. Il paziente, originario di Reggio Calabria, morì durante il ricovero nella struttura sanitaria in seguito a un versamento cardiaco, nonostante due interventi chirurgici di emergenza. Secondo il Giudice, le condotte colpose dei sanitari avrebbero costituito fattore causale determinate del decesso.

La tragedia, in altri termini, avrebbe potuto essere evitata, “con sicurezza o assai elevata probabilità”, mediante una più attenta presa in carico delle condizioni del pensionato (come risultanti dalla cartella e dalle sollecitazioni dell’uomo stesso e dei suoi familiari), nonché attraverso la tempestiva predisposizione di un ecocardiogramma e del conseguente drenaggio del liquido.

Per uno degli specialisti,  in particolare, è stata ravvisata una “condotta negligente ed imprudente”.

Il professionista non avrebbe tenuto in debito conto le situazioni di rischio connesse alla salute del paziente, che richiedeva “almeno la normale attenzione e la semplice lettura della cartella clinica”.

Il collega, invece, è stato considerato responsabile, secondo quanto riportato nelle motivazioni della sentenza, per “non aver tenuto in debito conto le situazioni di rischio con i connotati di ingravescenza di salute” dell’assistito, “quanto più mirate al versamento cardiaco quale presupposto diretto del rischio da evitare, il tamponamento cardiaco, poi effettivamente verificatosi”.

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