La CTP di Milano ha ritenuto sufficiente come prova della mancata registrazione del contratto di locazione l’esposizione dei fatti da parte dell’inquilina, cui non poteva essere attribuita la qualifica di semplice terzo, essendo parte del contratto

La vicenda

Con ricorso depositato dinanzi alla CTP di Milano, il ricorrente impugnava l’atto relativo ad un accertamento IRPEF dell’anno 2013, per non aver indicato nella Dichiarazione Unico 2014 il canone d’affitto percepito in riferimento ad un appartamento di sua proprietà.

A far scattare l’accertamento da parte dell’Agenzia delle entrate, in ordine alla mancata registrazione del contratto di locazione, era stata proprio la denuncia dell’inquilina, presentata presso gli uffici della Direzione provinciale di Milano.

Nel merito, il ricorrente lamentava la carenza del compendio probatorio, composto unicamente dalle dichiarazioni del terzo, aventi pertanto – a sua detta – natura meramente indiziaria e dunque prive dei caratteri della gravità, precisione e concordanza, da cui desumeva l’illegittimità dell’avviso di accertamento.

Interessante la pronuncia della Commissione tributaria milanese (sentenza n. 2718/2019) in ordine alla valenza delle dichiarazioni rese dal terzo.

Dal giudizio era emerso che la denunciante avesse stipulato un contratto di locazione, seppure verbale con il ricorrente.

Ebbene, tali dichiarazioni –a detta dell’adito giudicante – non possono essere considerate presunzioni semplici, in quanto rese volontariamente dalla stessa locataria e riferibili ad un contratto verbale di locazione stipulato in veste di inquilina e, quindi, occupante dell’immobile di proprietà del ricorrente.

Cosa diversa, sarebbe stata se un terzo qualsiasi (ad esempio vicino di appartamento) avesse denunciato sua sponte il fatto all’agenzia delle entrate. Ma poiché il contratto verbale era stato denunciato dall’inquilino, a quest’ultimo non poteva essere attribuita la qualifica di semplice terzo, essendo parte del contratto stesso.

In altre parole, per la Commissione tributaria la denuncia prestata dalla locatrice non poteva certo essere assunta come mera e semplice informazione ma, al contrario, doveva essere presa in considerazione ai fini dell’accertamento.

Del resto, “contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso, l’Ufficio a supporto dell’avviso di accertamento non poteva ricercare tutti gli indizi disponibili (volgere delle indagini presso altri inquilini o parenti di inquilini nello stabile, o bonifici effettuati dalla presunta inquilina, ecc.).

Giustappunto, vi era stata una “denuncia” da parte dell’inquilina e, perciò, il ricorrente non poteva disconoscere tale fatto gravissimo che costituiva la prova dell’intero avviso di accertamento”.

Avv. Sabrina Caporale

Leggi anche:

CONTRATTO DI LOCAZIONE: LA RISOLUZIONE PUO’ ESSERE CHIESTA ANCHE DA UN SOLO LOCATORE

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui