La pronuncia delle Sezioni Unite sul contrasto interpretativo relativo all’individuazione dei legittimi eredi beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita

La designazione generica degli “eredi” come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in una delle forme previste dall’art. 1920 c.c., comporta l’acquisto di un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione da parte di coloro che, al momento della morte dello stipulante, rivestano tale qualità in forza del titolo della astratta delazione indicata all’assicuratore per individuare i creditori della prestazione. E’ uno dei principi affermati dalla Sezioni Unite civili della Cassazione con la sentenza n. 11421/2021, chiamate a pronunciarsi sul contenzioso tra una compagnia assicurativa e uno degli eredi legittimi di un contraente defunto che aveva stipulato un contratto di assicurazione sulla vita.

L’Assicurazione si era rivolta alla Suprema Corte impugnando un provvedimento della Corte d’Appello che accoglieva il gravame della controparte contro l’ordinanza emessa dal Tribunale di primo grado. Il Giudice di prime cure, in particolare, aveva suddiviso l’indennizzo in cinque quote uguali fra l’appellante e i quattro nipoti figli della sorella di questo, deceduta qualche anno prima, subentrati per rappresentazione.

Il Collegio territoriale aveva invece condannato la compagnia assicurativa a pagare in favore dell’appellante una somma di denaro a titolo di differenza tra l’importo già versatogli e quanto dovuto in base alle polizze sottoscritte dal defunto fratello.

In particolare, i Giudici di secondo grado affermavano che l’appellante avesse diritto, piuttosto, a metà dell’indennizzo assicurativo, in proporzione alla sua quota ereditaria, mentre ai quattro nipoti sarebbe spettata la restante metà da ripartire tra loro.

Investita della questione, la Suprema Corte, rilevando un contrasto nell’orientamento giurisprudenziale in materia, ha sottoposto alle Sezioni Unite i seguenti quesiti:

a) se in materia di assicurazione sulla vita in favore di un terzo, in presenza della diffusa formula contrattuale, presente anche nel contratto in esame e genericamente riferita ai “legittimi eredi”, detta espressione sia meramente descrittiva di coloro che, in astratto, rivestono la qualità di eredi legittimi o se debba intendersi, invece, che sia riferita ai soggetti effettivamente destinatari dell’eredità;
b) se la designazione degli eredi in sede testamentaria possa interferire, in sede di liquidazione di indennizzo, con la individuazione astratta dei legittimi eredi;
c) se, in tale seconda ipotesi, il beneficio indennitario debba ricalcare la misura delle quote ereditarie spettanti ex lege o se la natura di “diritto proprio” sancita dalla norma (cfr. art. 1920 c.c., u.c.) imponga una divisione dell’indennizzo complessivo fra gli aventi diritto in parti uguali”.

Rispetto al secondo e al terzo quesito i Giudici hanno specificato rispettivamente che:

  • la designazione generica degli “eredi” come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in difetto di una inequivoca volontà del contraente in senso diverso, non comporta la ripartizione dell’indennizzo tra gli aventi diritto secondo le proporzioni della successione ereditaria, spettando a ciascuno dei creditori, in forza della eadem causa obligandi, una quota uguale dell’indennizzo assicurativo, il cui pagamento ciascuno potrà esigere dall’assicuratore nella rispettiva misura;
  • allorché uno dei beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita premuore al contraente, la prestazione, se il beneficio non sia stato revocato o il contraente non abbia disposto diversamente, deve essere eseguita a favore degli eredi del premorto in proporzione della quota che sarebbe spettata a quest’ultimo.

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