Secondo la relazione medico legale disposta dalla Procura, il ragazzo, morto ad aprile per una crisi respiratoria, soffriva di una patologia polmonare. Una radiografia avrebbe permesso di individuarla, ma i medici non l’avrebbero prescritta pensando ad un’allergia

E’ morto per una crisi respiratoria lo scorso aprile, prima ancora dell’arrivo dei soccorsi. Il bambino, di appena 11 anni, si trovava in macchina con la mamma, in una trafficatissima via di Roma. Quella mattina stessa avrebbe dovuto essere visitato presso una struttura sanitaria della Capitale, proprio a causa di quei malesseri che avevano cominciato a manifestarsi a inizio anno.

La donna aveva immediatamente chiesto aiuto, mentre il figlio, sceso dall’auto, si era accasciato sulla banchina. Secondo quanto ricostruito dal Messaggero, in molti si erano mobilitati per far fronte all’emergenza. Tra di loro anche un medico che aveva prestato i primi soccorsi al giovanissimo, in attesa dell’intervento del 118.

L’ambulanza era arrivata in sei minuti, scortata da due motociclisti del Gruppo pronto intervento, che avevano aiutato l’autista del mezzo a farsi largo nell’ingorgo.

I sanitari avevano tentato di rianimare il bambino per oltre 30 minuti, ma per il piccolo non c’era stato nulla da fare.

In base alla perizia disposta dal Pm, tuttavia, a essere determinanti sul tragico esito della vicenda non sarebbero stati né il traffico né il presunto ritardo dei soccorsi. La relazione medico legale, invece, si focalizza sull’operato degli specialisti che ebbero in cura il ragazzo nelle settimane antecedenti alla morte.

Secondo la consulenza depositata in Procura lo svolgimento di una radiografia avrebbe consentito di individuare la patologia polmonare da cui era affetto il giovane. I professionisti che lo visitarono – riferisce ancora il Messaggero – non avrebbero invece mai prescritto alcuna lastra, pensando che soffrisse di un’allergia. Per tali motivazioni, ora, tre medici rischiano l’incriminazione per omicidio colposo.

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