Crollo di due pannelli prefabbricati e decesso del lavoratore che rimane schiacciato (Cass. civile, sez. III, dep. 08/06/2022, n.18426).

Crollo di due pannelli prefabbricati e decesso del lavoratore riconducibili a responsabilità del datore di lavoro.

I congiunti del lavoratore citano a giudizio la società datrice di lavoro e l’appaltatore, chiedendo l’accertamento della responsabilità in ordine al decesso del lavoratore.

Quest’ultimo, con mansioni di autista, mentre provvedeva alle operazioni di scarico di cinque pannelli prefabbricati su indicazione del gruista, addetto della società appaltatrice, decedeva a causa del crollo di due pannelli.

Secondo i familiari del lavoratore, la causa del decesso sarebbe da imputare alle condotte delle società convenute che violavano le prescrizioni in materia di sicurezza sul lavoro.

Il Tribunale di Cassino, accoglieva la domanda e condannava in solido il committente, la responsabile della sicurezza e l’Assicurazione al pagamento dei danni morali, patrimoniali e spese per l’esito mortale del crollo di due pannelli prefabbricati.

La Corte d’Appello di Roma, ha rigettato l’appello incidentale ritenendo la responsabile della sicurezza inadempiente delle prescrizioni antinfortunistiche ed ha accolto, invece, l’appello incidentale del committente, all’esito di accertamento della presenza di specifiche figure preposte ai controlli di sicurezza e del ruolo “esterno” assunto dal committente rispetto al cantiere.

La vicenda approda in Cassazione dove viene lamentato che la Corte territoriale non ha riconosciuto una responsabilità concorrente del committente nella causazione dell’infortunio mortale, costituito dal crollo di due pannelli prefabbricati, e omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio.

Il motivo, nella parte in cui solleva pretesi vizi motivazionali, è inammissibile in quanto la sentenza non ha affatto omesso di motivare in ordine ai presupposti della responsabilità del committente, ma ha diffusamente motivato sull’assenza di specifica responsabilità del medesimo, nel caso concreto, in modo certamente adeguato.

Peraltro, la Corte d’Appello ha espressamente ritenuto di conformarsi alla giurisprudenza che prevede la responsabilità del committente per la sicurezza sul lavoro solo nei casi in cui il medesimo si sia reso garante della vigilanza circa le misure preventive da adottarsi in concreto e si sia riservato i poteri tecnico-organizzativi per la realizzazione dell’opera, tenuto conto della specificità dell’opera da eseguire, impartendo egli stesso direttive sui lavori da svolgere e recandosi frequentemente in cantiere così da poter percepire autonomamente eventuali situazioni di pericolo.

“L’art. 2087 c.c. che, integrando le disposizioni in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro previste da leggi speciali, impone all’imprenditore l’adozione delle misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del prestatore di lavoro, è applicabile anche nei confronti del committente, obbligandolo a provvedere alle misure di sicurezza dei lavoratori, benché da lui non dipendenti, ove egli stesso si sia reso garante della vigilanza relativa alle misure da adottare in concreto, riservandosi i poteri tecnico-organizzativi dell’opera da eseguire”.

Alla luce di tale indirizzo giurisprudenziale, la Corte d’Appello ha escluso, in punto di fatto, che vi fosse una specifica ingerenza del committente nell’apparato di sicurezza del cantiere, esistendo specifiche figure professionali, quali il direttore dei lavori, il coordinatore per la progettazione ed il coordinatore per la sicurezza, a ciò espressamente preposte.

Ergo è corretto non avere ritenuto responsabile il committente per il crollo di due pannelli prefabbricati che ha causato il decesso del lavoratore.

Conclusivamente il ricorso viene rigettato.

La redazione giuridica

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