In tema di danno ambientale, il privato cittadino abitante in zone circostanti al luogo in cui è stato effettuato un deposito incontrollato di rifiuti non è legittimato a costituirsi parte civile per far valere la violazione del diritto al godimento di una natura libera e incontaminata e alla visuale del paesaggio, che comporta un danno risarcibile solo per lo Stato

La Corte d’appello de l’Aquila aveva condannato l’imputato per aver depositato in modo incontrollato, in concorso con altri soggetti, materiale inerte proveniente da scavo, determinando una consistente alterazione dello stato dei luoghi in zona dichiarata di notevole interesse pubblico senza essere in possesso della relativa autorizzazione. Interessante la pronuncia della Suprema Corte la quale ha affermato che in materia di danno ambientale l’unico titolare, sotto il profilo risarcitorio, è lo Stato per il deterioramento provocato alla specie, agli habitat naturali, alle acque interne e costiere, al terreno mediante qualsiasi contaminazione, che determini un rischio alla salute (Cass., Sez. IV, n. 14619/2014).

Pertanto, affinché possa essere accolta la pretesa risarcitoria, la parte civile dovrebbe provare in concreto di aver subito un turbamento psichico di natura transitoria a causa dell’esposizione a sostanze inquinanti e alle conseguenti limitazioni al normale svolgimento della vita, dati che nel caso di specie non erano stati nè dedotti né tanto meno provati.

La pronuncia della Cassazione

Il Supremo Collegio (Terza Sezione Penale, sentenza n. 1997/2019) ha dunque, affermato che in tema di danno ambientale, è legittimato a costituirsi parte civile il cittadino che non si dolga del degrado dell’ambiente ma che faccia valere una specifica pretesa in relazione a determinati beni, quali cespiti, attività e diritti soggettivi individuali (come quello alla salute), in conformità alla regola generale posta dall’art. 2043 c.c. (Cass., Sez. 3, sentenza n. 34789 del 22/06/2011).

Lo Stato risulta quindi, legittimato in via esclusiva per quel che attiene al risarcimento del danno ambientale di natura pubblica, inteso come lesione dell’interesse pubblico alla integrità e salubrità dell’ambiente, mentre tutti gli altri soggetti, singoli o associati, comprese le Regioni e gli altri enti pubblici territoriali, possono esercitare l’azione civile in sede penale ai sensi dell’art. 2043 c.c., solo per ottenere il risarcimento di un danno patrimoniale e non patrimoniale, ulteriore e concreto, conseguente alla lesione di altri loro diritti particolari diversi dall’interesse pubblico alla tutela dell’ambiente, pur se derivante dalla stessa condotta lesiva (Cass., Sez. 3, sentenza n. 24677 del 9/07/2014).

La redazione giuridica

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