I canoni di accertamento del danno biologico di lieve entità devono essere obiettivi e rigorosi sul piano medico-legale ai sensi dell’art. 139 Codice delle Assicurazioni

In materia di danno biologico di lieve entità (lesioni micropermanenti), l’art. 139 C.d.A. – che impone un accertamento rigoroso della lesione e del postumo in rapporto alla singola patologia – non può essere interpretato in maniera rigida e restrittiva, nel senso che la prova debba essere fornita esclusivamente con referto strumentale, posto che un simile vincolo non apparirebbe conforme a criteri di ragionevolezza, in rapporto alla tutela del diritto alla salute quale diritto fondamentale garantito dalla Costituzione.

La vittima di un sinistro stradale riporta la lesione del rachide cervicale, in relazione alla quale – una volta riconosciuta un’invalidità del 2% – il Giudice di Pace stabilisce il risarcimento del danno biologico e del danno morale nella misura di 1/3.

Il tribunale, in veste di Giudice d’Appello, conferma il risarcimento del danno biologico rilevando che – pur in assenza di un referto direttamente attestante la lesione del rachide cervicale – era stato accertato in modo obiettivo sul piano medico-legale, in base a rilievi clinici e alla valutazione diagnostica delle complessive verifiche strumentali effettuate.

Il danno morale, invece, veniva dal Giudice d’Appello rimodulato nella misura di 1/5.

La Compagnia Assicuratrice dei responsabili del sinistro impugna la decisione in Cassazione sostenendo l’errata liquidazione del danno biologico in assenza dell’accertamento clinico strumentale obiettivo richiesto a norma dell’art. 139 C.d.A.

Gli Ermellini (Cass. Civ., sez. III, Ordinanza n. 77536 del 08/04/2020) evidenziano che il risarcimento del danno biologico permanente risulta condizionato, secondo quanto previsto dall’art. 139, comma 2, CdA, dalla prova rigorosa dell’effettiva sussistenza della lesione.

Alla luce del dettato della norma secondo cui “le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, ovvero visivo, con riferimento alle lesioni, quali le cicatrici, oggettivamente riscontrabili senza l’ausilio di strumentazioni, non possono dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente”, vi è da discutere se tale prova debba, o meno, intendersi integrata esclusivamente da un referto di carattere strumentale.

La Suprema Corte passa in rassegna una panoramica giurisprudenziale partendo dalla considerazione preliminare della imprescindibilità di un rigoroso accertamento dell’effettiva sussistenza della lesione e dei relativi postumi.

I Giudici di legittimità sottolineano che il rigore richiesto dal legislatore non può essere inteso “nel senso che la prova della lesione e del postumo debba essere fornita esclusivamente con un referto strumentale”.

Un simile vincolo solleverebbe dubbi di legittimità in quanto il diritto alla salute è costituzionalmente garantito.

Si afferma, in definitiva, che la norma richiede “un accertamento rigoroso in rapporto alla singola patologia, tenendo presente che vi possono essere situazioni nelle quali, data la natura della patologia e la modestia della lesione, l’accertamento strumentale risulta, in concreto, l’unico in grado di fornire la prova idonea che la legge sottolinea disciplinando la fattispecie”.

Vengono analizzati i passaggi di una recente pronunzia della Corte Costituzionale (Corte Cost. 18 aprile 2019, n. 98), la quale rileva che “nell’art. 139 occorre distinguere tra lesioni micropermanenti di incerta accertabilità, il cui danno non patrimoniale non è risarcibile (come danno assicurato), e lesioni micropermanenti che invece sono ritenute – dal legislatore che ha novellato la disposizione – adeguatamente comprovate e quindi tali da escludere plausibilmente il rischio che siano simulate”.

Gli Ermellini rilevano che la riforma del 2017 ha toccato, in seno all’art. 139 CdA., i canoni di accertamento relativi alle lesioni di lieve entità, ma non ha mutato il quadro di riferimento. Tali canoni, secondo i Giudici di legittimità, sono stati correttamente applicati: la lesione al rachide cervicale non risultava attestata direttamente da un referto, e la sua diagnosi poteva essere evinta con sicurezza da una serie di rilievi clinici ed esami strumentali.

In definitiva il “nuovo” testo dell’art. 139 Codice delle Assicurazioni precisa che il risarcimento appare possibile a fronte di una lesione acclarata attraverso accertamento clinico strumentale obiettivo e tramite riscontro visivo.

Tuttavia la Suprema Corte conferma una lettura estensiva ritenendo risarcibile anche il danno i cui postumi non siano visibili, ovvero non siano suscettibili di accertamenti strumentali, a condizione che “l’esistenza di essi possa affermarsi sulla base di una ineccepibile e scientificamente inappuntabile criteriologia medico legale” (Cass. civ., n. 5820/2019).

Avv. Emanuela Foligno

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